Mio padre, una persona speciale

Cimmino padre

L’altra sera ero in locale affollato della mia città, Napoli. Ho conosciuto un ragazzo sulla trentina. Un bel ragazzo, giovane, intelligente, sposato da poco. Ha avuto, già, una splendida bambina. Mi ha raccontato un pò del suo lavoro presso uno spedizioniere doganale. E’ nel pieno della sua carriera, ambizioso il giusto, traboccante di energia ed entusiasmo. I tipi che piacciono a me, insomma.

Poi, ovviamente, ha voluto sapere di me, cosa facessi. Gli ho raccontato dei tessuti, dei miei viaggi tra Cina, Russia, Medio Oriente, Vietnam, Korea, Sud Africa, Canada… Insomma il giro del mondo in 80 giorni, anzi ogni 80 giorni, anche meno. Che siamo una solida azienda familiare con radici antichissime e che con orgoglio rivendichiamo di esportare in oltre 50 Paesi del mondo. Ad un certo punto mi ha interrotto per dirmi: “Devi essere proprio bravo…”. Io, istintivamente, gli ho risposto:”Chi? Io? Devo tutto a mio padre!”.

E’ rimasto colpito, non se l’aspettava. Pensava, piuttosto, ad una mia reazione, scontata, di approvazione, una dimostrazione di egocentrismo (che non mi manca), di quelle della serie:”Solo bravo? Molto di più!”. O una roba del genere. Invece no. Rispondo sempre così. Non posso, mai, dimenticare che tutto quello che ho potuto realizzare nella mia vita (nel privato come nel lavoro) lo devo tutto a mio padre.

Ottantacinque (85) anni portati con estrema lucidità e vigore giovanile. Giacca e cravatta, sempre. Vestiti rigorosamente sartoriali. Portamento, naturalmente signorile. Chi lo incontra non può fare a meno di dire:”Un uomo d’altri tempi”. Ha fondato l’azienda negli anni ’50 raccogliendo in eredità il testimone di 300 anni di storia della nostra famiglia nel tessile. La nostra è infatti una famiglia di commercianti di antiche tradizioni risalente al 1750. Su una lapide al cimitero di Melito (paese natale di mio padre) si può leggere l’epigrafe: “Rocco e Concetta Cimmino (nati nel 1829) “Pionieri dell’Industria Tessile”. I miei antenati partivano con dei carri trainati da cavalli, pieni di merce, ed andavano a vendere fino in Abruzzo. In pieno ottocento erano viaggi lunghissimi, disagiati, distanze enormi da coprire, attraversamenti di territori con temperature così rigide da ricordare certi paesaggi siberiani. Mio padre racconta spesso l’episodio di due di questi nostri antenati, marito e moglie, che durante uno di questi viaggi furono sorpresi da una tempesta di neve nella località di Rocccacinquemiglia. Non essendoci possibilità di riparo provarono a rifugiarsi sotto il carro ma purtroppo morirono. Li trovarono tre giorni dopo, congelati!

Mio padre, settima generazione, decide di rinnovare e dare nuova linfa a questa tradizione centenaria ma decide di farlo a modo suo, rinunciando ad una comoda posizione a capo dell’azienda di mio nonno per ripartire da zero. A 16 anni sospende gli studi per aprire la sua attività (allora ci voleva ancora il certificato di emancipazione). Studi poi ripresi più avanti e coronati con una meritatissima laurea in sociologia. Ricomincia in un negozio di 12 metri quadrati, una concorrenza iper aggressiva che voleva stroncarlo sul nascere. Una crescita lenta, difficile. Finalmente un negozio più grande, poi un deposito. Quindi, sul finire degli anni ’80, dei capannoni moderni e funzionali. Una svolta.

Ancora adesso viene in azienda 3 volte alla settimana, si trattiene solo la mattina. Ma il pomeriggio, e nei giorni in cui è assente, dallo studio di casa continua a chiamare incessantemente i suoi collaboratori per motivarli, condividere riflessioni e nuove iniziative, qualche volta un richiamo… Collaboratori per i quali non è un semplice datore di lavoro. Ho la presunzione di pensare che lo considerino molto di più, un secondo padre. Perchè i suoi consigli non si limitano alla sfera aziendale ma spesso e volentieri abbracciano anche quella personale. L’azienda per lui è tutto, un quarto figlio (o forse il primo), sentimento che, non nascondo, molto spesso ha innescato la “gelosia” mia e dei i miei fratelli. Il nostro un rapporto duro, talvolta bellissimo, talvolta conflittuale. Non è facile essere alla sua altezza. Il confronto, per me, è spesso avvilente e sconfortante.

Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, mia madre. Donna di rara bellezza e straordinario temperamento. Ci hanno cresciuto ed educato ancorandoci ad antichi valori ma proiettati nell’attualità dei tempi moderni.

A loro devo tutto. Volevo solo farglielo sapere.