come lavare il raso

Come lavare il raso, stirarlo e cucirlo: la guida in base alla fibra

Il raso viene spesso trattato come un unico materiale, ma il modo corretto di lavarlo, stirarlo o cucirlo dipende dalla fibra con cui è tessuto. Un raso di cotone per lenzuola sopporta la lavatrice a 60 °C, mentre un raso di acetato per fodere, nelle stesse condizioni, rischia di perdere forma e lucentezza già al primo lavaggio. In questa guida Manifattura Foderami Cimmino spiega come riconoscere la fibra di un raso, come lavare il raso in lavatrice o a mano, come stirarlo e smacchiarlo senza rovinarne la superficie e quali accorgimenti adottare in fase di taglio e cucito. Chi cerca invece le differenze tra raso, satin, seta e poliestere trova tutto nella guida ai tipi di raso.

come riconoscere il raso

Come riconoscere il raso e la sua fibra prima di lavarlo

Il raso si riconosce dalla superficie liscia e lucida sul diritto e opaca sul rovescio, un effetto dovuto all’armatura a raso. Questa caratteristica, però, non dice nulla sulla fibra, ed è la fibra a stabilire come trattare il tessuto. Prima di decidere se il raso va in lavatrice, a mano o in lavanderia conviene quindi seguire un ordine preciso: etichetta, prova al tatto e, quando serve una risposta certa, prova di combustione.

Come leggere l’etichetta e la composizione del raso

L’etichetta o la scheda tecnica del tessuto riportano la composizione in percentuale e i simboli di manutenzione: sono la fonte più affidabile e prevalgono su qualsiasi regola generale. Nei rasi in mischia, ad esempio acetato e viscosa oppure cotone ed elastan, conviene adottare le precauzioni previste per la fibra più delicata. Per leggere correttamente sigle e simboli è utile la nostra guida alla composizione dei tessuti.

Come riconoscere il raso di seta al tatto e alla luce

Il raso di seta si scalda rapidamente a contatto con la mano e alla luce mostra una lucentezza morbida, con riflessi che cambiano a seconda dell’angolazione. Il raso di poliestere tende invece ad avere un riflesso più uniforme e speculare e una mano che resta fresca più a lungo, mentre il raso di cotone ha una lucentezza più contenuta e una mano più asciutta e compatta. Sono indizi utili ma non conclusivi, perché finissaggi e mischie possono rendere i tessuti molto simili.

La prova di combustione per riconoscere seta, acetato, cotone e poliestere

Quando serve una risposta certa, sarti e laboratori ricorrono alla prova di combustione: si prelevano pochi fili dal margine del tessuto, li si tiene con una pinzetta sopra un piattino non infiammabile e li si avvicina alla fiamma, osservando come bruciano, che odore emettono e che residuo lasciano.

FibraComportamento alla fiammaOdoreResiduo
SetaBrucia lentamente e tende a spegnersi da solaCapelli bruciatiCenere scura che si sbriciola tra le dita
Cotone e viscosaBrucia rapidamente con fiamma giallaCarta bruciataCenere grigia, leggera e friabile
AcetatoFonde mentre bruciaPungente, simile all’acetoGrumo duro e irregolare
PoliestereFonde e si ritrae dalla fiamma, con fumo scuroDolciastro, chimicoPerlina dura che non si sbriciola

Tabella di manutenzione del raso per fibra

Una volta individuata la fibra, la tabella seguente riassume come lavare, stirare e asciugare ciascun tipo di raso, insieme al rischio di restringimento e alla traspirabilità.

Fibra del rasoLavaggioTemperatura acquaFerro da stiroAsciugaturaRestringimentoTraspirabilità
SetaA mano o a seccoFredda, max 30 °C2 punti (circa 150 °C), dal rovescio con pannoAll’aria, distesa, all’ombraBasso se si rispetta la temperaturaAlta
Acetato e cuproA secco consigliatoFredda, solo se l’etichetta ammette l’acqua1 punto (circa 110 °C), con pannoDistesa, senza strizzareMedioBuona
ViscosaA mano o delicati, se ammessoFredda o tiepida, max 30 °C2 punti, dal rovescioDistesa, senza strizzareMedio-altoBuona
Cotone (incluso il rasatello)Lavatrice40 °C colorati, fino a 60 °C bianchi3 punti (circa 200 °C), meglio se leggermente umidoAll’aria o asciugatrice a bassa temperaturaPossibile al primo lavaggioAlta
PoliestereLavatrice, programma delicati30–40 °C1–2 punti, con pannoAll’aria, asciuga rapidamenteTrascurabileBassa
lavaggio del raso

Come lavare il raso: in lavatrice, a mano o a secco

La domanda più frequente è se il raso si possa lavare in lavatrice. La risposta dipende dalla fibra: il raso di cotone e quello di poliestere sì, il raso di seta e quello di acetato in genere no. Le indicazioni che seguono sono organizzate per fibra e per tipo di capo.

Come lavare le lenzuola e le federe in raso di cotone

Le lenzuola di raso di cotone, compreso il rasatello, si lavano in lavatrice a 40 °C se colorate e fino a 60 °C se bianche, quando l’etichetta lo consente. Per lavare il raso di cotone è preferibile un detersivo liquido, perché quello in polvere può lasciare residui sulla superficie liscia, mentre l’ammorbidente va usato con moderazione: in eccesso appesantisce la mano e riduce l’assorbenza del cotone. Conviene non riempire il cestello oltre metà della capacità, così le lenzuola si muovono liberamente e si formano meno pieghe. Le federe in raso vanno lavate al rovescio, per proteggere il lato lucido dallo sfregamento.

Chi confeziona biancheria da letto dovrebbe ricordare che il raso di cotone può restringere al primo lavaggio: per questo è buona pratica lavare il tessuto prima del taglio, oppure prevedere un margine sulle misure finite.

Come lavare una camicia, un pigiama o un vestito in raso di poliestere

Una camicia di raso in poliestere, così come un pigiama in raso o un vestito della stessa fibra, si lava in lavatrice con il programma delicati a 30–40 °C, seguendo questi passaggi:

  1. Rovesciare il capo e chiudere bottoni e cerniere.
  2. Inserirlo in un sacchetto a rete, che lo protegge dai fili tirati.
  3. Impostare una centrifuga bassa, non oltre 600–800 giri.
  4. Stenderlo subito su una gruccia, perché le pieghe si fissano mentre il tessuto è ancora caldo e umido.

Come lavare il raso di seta

Il raso di seta si lava a mano in acqua fredda, al massimo a 30 °C, con un detergente specifico per seta o neutro. Va immerso per pochi minuti e mosso delicatamente, senza strofinare né torcere, quindi risciacquato in acqua alla stessa temperatura; un cucchiaio di aceto bianco nell’ultimo risciacquo aiuta a mantenere la brillantezza. Per abiti strutturati, capi foderati o con decorazioni la scelta più sicura resta il lavaggio a secco in una lavanderia di fiducia.

Come lavare il raso di acetato e viscosa

Acetato, cupro e viscosa sono fibre molto usate nelle fodere e negli abiti foderati, e da bagnate sono particolarmente sensibili. La viscosa perde resistenza a contatto con l’acqua e può restringere; l’acetato teme il calore e i solventi, e l’acetone contenuto in molti solventi per unghie lo scioglie. Per questi rasi il lavaggio a secco è la soluzione consigliata. Se l’etichetta ammette l’acqua si procede come per la seta, a mano e a freddo. Nei capi confezionati con fodera vale l’indicazione più restrittiva tra quella del tessuto esterno e quella della fodera.

Come lavare le tende di raso

Le tende di raso in cotone o in misto cotone e poliestere si possono lavare in lavatrice con il programma delicati a 30 °C e centrifuga bassa, dopo aver tolto ganci e anelli e verificato l’etichetta. Per i teli di grandi dimensioni conviene lavarne uno alla volta, così il cestello non si sovraccarica e si evitano pieghe profonde. Le tende vanno rimesse in posa ancora leggermente umide: il peso del tessuto contribuisce a distendere le pieghe durante l’asciugatura. Per le tende in raso di seta o con fodere termiche cucite è più prudente il lavaggio professionale.

asciugare tessuto di raso

Come asciugare il raso senza deformarlo

Il raso non va mai strizzato: per eliminare l’acqua in eccesso si arrotola il capo in un asciugamano di spugna e si preme leggermente. Seta, acetato e viscosa si asciugano distesi su una superficie piana, lontano da sole diretto e fonti di calore; il poliestere su una gruccia; il cotone all’aria oppure in asciugatrice a bassa temperatura, se l’etichetta lo consente. Lo stendino metallico può lasciare segni sul lato lucido, per cui conviene interporre un panno di cotone o usare un appoggio in plastica.

stirare raso

Come stirare il raso senza lasciare segni lucidi

Il problema più comune quando si stira il raso è la lucidatura, cioè un alone più brillante lasciato dalla piastra del ferro, che sul raso si nota molto più che su altre armature. La procedura corretta è la stessa per tutte le fibre; cambia solo la temperatura, indicata nella tabella di manutenzione.

  1. Verificare la temperatura sull’etichetta o nella tabella per fibra.
  2. Stirare sempre dal rovescio del tessuto.
  3. Interporre un panno di cotone sottile o di organza tra il ferro e il raso.
  4. Appoggiare e sollevare il ferro invece di farlo scorrere avanti e indietro, per non deformare il tessuto.
  5. Dosare il vapore: su seta e acetato le gocce d’acqua possono lasciare aloni, per cui conviene usare il vapore a distanza o un vaporizzatore verticale.
  6. Proteggere le cuciture con una striscia di carta sotto i margini, così il loro spessore non lascia un’impronta sul diritto.
  7. Lasciare raffreddare il capo steso o su gruccia prima di riporlo.

Come stirare una camicia di raso

Per stirare una camicia di raso in poliestere si lavora dal rovescio a bassa temperatura, oppure la si rinfresca con un vaporizzatore verticale tenuto a qualche centimetro dal tessuto. Si comincia da collo e polsini, poi si passa a maniche, carré, davanti e dietro. Una camicia in raso di seta richiede le stesse attenzioni, con ferro a temperatura media e panno protettivo; spesso basta appenderla in bagno durante una doccia calda per distendere le pieghe leggere.

Come stirare le lenzuola di raso

Le lenzuola di raso di cotone si stirano meglio quando sono ancora leggermente umide, con il ferro a temperatura alta e dal rovescio, per preservare la lucentezza del lato a vista. Chi preferisce evitare la stiratura può stenderle ben tese subito dopo il lavaggio e piegarle appena asciutte: la superficie compatta del raso di cotone aiuta a limitare le pieghe.

smacchiare raso

Come smacchiare e pulire il raso

Il processo ideale su come si pulisce il raso dipende, ancora una volta, dalla fibra, ma alcune regole valgono sempre. Prima di applicare qualsiasi prodotto conviene provarlo su una parte nascosta, come un margine interno o l’orlo. Le macchie si tamponano dall’esterno verso il centro, senza strofinare: lo sfregamento rompe le slegature superficiali del raso e lascia una zona opaca.

Il raso si macchia con l’acqua? Come evitare gli aloni

Il raso di seta, di acetato e di viscosa può macchiarsi anche con semplici gocce d’acqua, che asciugando lasciano un alone visibile perché modificano localmente la superficie della fibra. Il raso di poliestere e quello di cotone ne risentono molto meno. Per rimuovere un alone dal raso di seta si inumidisce in modo uniforme l’intera zona, ad esempio con un vaporizzatore, e la si lascia asciugare senza calore, così il bordo della macchia scompare. Sull’acetato, o su capi di valore, è più prudente rivolgersi a una lavanderia.

Come togliere le macchie di olio e di sudore dal raso

Per togliere le macchie di olio dal raso si interviene subito cospargendole di talco o di amido di mais, che assorbono il grasso; si lascia agire per alcune ore, si spazzola via la polvere e si completa con un detergente delicato, tamponando dal rovescio. Le macchie di sudore sul raso di cotone o di poliestere si trattano con una soluzione di acqua e aceto bianco, mentre sul raso bianco di cotone ingiallito si può usare un prodotto a base di ossigeno attivo, nel rispetto dell’etichetta. Per smacchiare il raso di seta e quello di acetato va evitata la candeggina a base di cloro, che li danneggia in modo irreversibile.

Come pulire scarpe da sposa, borse e accessori in raso

Scarpe, pochette e borse in raso non vanno messe in lavatrice né immerse in acqua. La polvere si rimuove con una spazzola a setole morbide; le macchie si tamponano con un panno bianco inumidito con acqua e sapone neutro, procedendo per piccole zone. Dopo la pulizia le scarpe si riempiono di carta assorbente per mantenerne la forma e si lasciano asciugare lontano da fonti di calore. Per pulire le scarpe da sposa in raso di seta, o con applicazioni, conviene affidarsi a un calzolaio o a una lavanderia specializzata.

cucire raso

Come cucire il raso senza che sfilacci

L’armatura a raso ha slegature lunghe, cioè fili che corrono in superficie per più passaggi prima di essere legati. Sono queste slegature a dare al tessuto la sua lucentezza, ma lo rendono anche scivoloso, facile da sfilacciare sui margini e sensibile ai segni di spilli e aghi. Per i tessuti da cerimonia trovi un approfondimento dedicato nella guida su come cucire un abito da cerimonia.

Come tagliare il raso

Il raso si taglia in singolo strato, su un piano ampio e senza tensione sul tessuto. Poiché riflette la luce in modo diverso a seconda del verso, tutti i pezzi del cartamodello vanno disposti nella stessa direzione, altrimenti i teli del capo finito risultano di tono diverso. Per fissare il cartamodello si usano pesi, oppure spilli sottili di seta posizionati solo all’interno del margine di cucitura. Sotto i rasi più leggeri si può stendere un foglio di carta velina, che impedisce al tessuto di scivolare e si taglia insieme a esso. Il diritto filo va rispettato con precisione, perché una deviazione anche minima si nota nella caduta.

Che ago e che filo usare per cucire il raso

Per cucire il raso si usa un ago Microtex, che grazie alla punta sottile attraversa le fibre senza tirarle: 60/8 o 70/10 per i rasi leggeri e fluidi, 80/12 per quelli di peso medio e per il raso duchesse. L’ago va sostituito a ogni nuovo progetto, perché anche una punta lievemente usurata può agganciare i fili e lasciare una smagliatura. Il filo di poliestere sottile è adatto alla maggior parte dei rasi, mentre per il raso di seta si può usare filo di seta, che si integra meglio con la superficie. Una lunghezza del punto di 2–2,5 mm e una tensione leggermente ridotta evitano che la cucitura si arricci, e il piedino a doppio trasporto, o in teflon, aiuta a far avanzare i due strati in modo uniforme.

Cuciture e orli per non far sfilacciare il raso

La scelta della cucitura dipende dal peso del raso e dal tipo di capo, come riportato da questa pratica tabella.

Cucitura o orloQuando si usa
Cucitura franceseRasi leggeri: racchiude completamente il margine ed è pulita su entrambi i lati
Rifinitura Hong Kong (margini avvolti in sbieco)Rasi pesanti e duchesse, nei capi non foderati in cui l’interno resta visibile
TagliacuciFodere e produzioni in serie, per rifinire rapidamente i margini
Cucitura ribattutaBiancheria in raso di cotone, per resistere ai lavaggi frequenti
Orlo arrotolatoRasi leggeri: camicie, foulard, sottovesti
Orlo invisibile a manoAbiti, quando il punto non deve comparire sul diritto
Orlo con crineGonne ampie da cerimonia, per sostenere il fondo

Errori frequenti nella lavorazione del raso e come rimediare

La maggior parte dei difetti che compaiono lavorando il raso si ripete sempre uguale e ha cause precise: un ago non adatto, una tensione del filo troppo alta, il ferro troppo caldo o pezzi tagliati in direzioni diverse. Riconoscere il problema sul capo permette di risalire subito all’errore e di correggerlo prima che si ripeta sugli altri teli. La tabella seguente raccoglie i difetti più comuni che si incontrano quando si taglia, si cuce o si stira il raso, con la causa più probabile e il rimedio da adottare.

ProblemaCausaRimedio
Cucitura arricciataTensione troppo alta o punto troppo cortoRidurre la tensione, allungare il punto a 2,5 mm
Fili tirati lungo la cucituraAgo usurato o non adattoAgo Microtex nuovo
Segni di spillo sul dirittoSpilli nel corpo del tessutoPesi o spilli solo nel margine
Teli di tono diversoPezzi tagliati in direzioni opposteTagliare tutto nello stesso verso
Zone più lucide dopo lo stiroFerro troppo caldo o a contatto direttoStirare dal rovescio con panno
Aloni d’acquaGocce su seta o acetatoInumidire uniformemente la zona o rivolgersi alla lavanderia
rotoli di tessuto di raso

I tessuti in raso disponibili su Cimmino Shop per abbigliamento, fodere, biancheria e tendaggi

Le indicazioni di questa guida si applicano direttamente ai rasi del catalogo Cimmino, che coprono fibre e destinazioni d’uso diverse: acetato, viscosa e cupro per le fodere e gli abiti, cotone per la biancheria da letto, poliestere per costumi e allestimenti, misto cotone e poliestere per i tendaggi.


Raso Viareggio

Il Raso Viareggio è un tessuto in 100% poliestere con superficie liscia e uniforme e una finitura lucida che riflette bene la luce, anche sotto i riflettori di una sfilata o di un palco. È pensato per costumi di Carnevale e cosplay, allestimenti e decorazioni scenografiche, cioè progetti in cui contano brillantezza, colore pieno e resa visiva a distanza.

Raso Viareggio

Con un peso di 135 g/ml (90 g/mq) e un’altezza di 150 cm, è un raso leggero e non elasticizzato: drappeggia con fluidità ma mantiene le linee del taglio, e si lavora facilmente anche su grandi superfici. È disponibile in diverse tinte unite e in pezze da 30 metri, una misura comoda per laboratori e produzioni continuative. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Raso Superga

Raso Superga

Il Raso Superga è un tessuto in 60% acetato e 40% viscosa che abbina la lucentezza tipica del raso alla morbidezza e alla scorrevolezza della viscosa. La mano setosa e la caduta fluida lo rendono adatto sia come fodera, dove facilita l’indossabilità del capo e ne rifinisce l’interno, sia come tessuto principale per abiti da giorno e da sera, gonne, giacche e accessori moda.

Con un’altezza di 140 cm e un peso di 173 g/ml (124 g/mq), ha un buon equilibrio tra leggerezza e corpo: segue le linee del capo senza appesantirlo e accompagna il movimento con naturalezza. È disponibile in una gamma di colori moda che si adatta sia alle collezioni classiche sia a quelle contemporanee. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Raso Saturno

Il Raso Saturno è un tessuto in 100% poliestere con superficie liscia e lucente, che si distingue per la fluidità nel drappeggio e per la buona resistenza alle pieghe. Sono due qualità utili sia nei capi indossati a lungo, come gli abiti da cerimonia, sia nelle lavorazioni in cui il tessuto deve mantenersi in ordine dal taglio alla consegna.

Raso Saturno

Con un’altezza di 150 cm e un peso di 180 g/ml (120 g/mq), ha più corpo di un raso leggero e cade comunque con morbidezza. Questo lo rende adatto ad abiti da sera e da cerimonia, a costumi di Carnevale e a decorazioni, oltre che alla fodera di giacche, cappotti e cappelli. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Raso Carnevaluxe

Raso Carnevaluxe

Il Raso Carnevaluxe è un tessuto in 100% poliestere con superficie liscia, morbida e luminosa, pensato per i progetti in cui il costume deve farsi notare. La finitura satinata intensifica i colori e mette in risalto tagli, applicazioni e dettagli. Per questo è indicato per costumi di Carnevale, cosplay, abiti teatrali, allestimenti e decorazioni per eventi.

Con un’altezza di 150 cm e un peso di 180 g/ml (120 g/mq) ha un corpo sufficiente a sostenere volumi e costruzioni scenografiche, resta piacevole al tatto e si confeziona senza difficoltà anche in serie. La fibra sintetica lo rende resistente all’uso ripetuto, una qualità importante per i costumi destinati a più spettacoli o a più stagioni. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Raso Duchesse Jy

Il Raso Duchesse Jy è un raso duchesse in 100% poliestere con superficie liscia e luminosa e una struttura consistente, che permette di modellare la silhouette con precisione. Il corpo sostenuto è adatto ai corpetti costruiti, alle gonne ampie e agli strascichi, che mantengono la forma senza appesantire il capo.

Raso Duchesse Jy

La finitura satinata distribuisce la luce in modo pieno e uniforme e dà all’abito un’eleganza formale, che si nota sia in una cerimonia sia in una sala da ricevimento. Con un’altezza di 150 cm e un peso di 247,5 g/ml (165 g/mq), il tessuto si lavora con buona resa sartoriale dal taglio alla confezione ed è indicato per abiti da sposa, da sera e capi da cerimonia. L’ampia gamma di colori ne permette l’uso sia per l’abito da sposa classico sia per creazioni in tonalità più decise. È anche una scelta concreta per gli atelier che lavorano su commissione e vogliono contenere i costi di materia prima. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Tessuto Raso Elegant

Tessuto Raso Elegant

Il Tessuto Raso Elegant è un raso per tendaggi in 55% cotone e 45% poliestere, con superficie liscia e uniforme e una lucentezza controllata che illumina l’ambiente senza risultare eccessivamente brillante. La componente in cotone gli dà una mano piacevole e un aspetto più naturale.

Il poliestere gli conferisce stabilità dimensionale e resistenza all’uso quotidiano, qualità importanti per un tessuto che resta esposto alla luce e appeso per lunghi periodi. L’altezza di 330 cm permette di confezionare tende per finestre e porte finestre alte con un unico telo, senza giunture visibili. Il peso di 235 g/mq (775,5 g/ml) gli dà il corpo necessario per cadere in pieghe regolari e per realizzare anche drappeggi, copritende e pannelli decorativi.


Raso Poly Jacquard

Il Raso Poly Jacquard è un tessuto satinato in 100% poliestere con disegni jacquard, cioè motivi ottenuti direttamente in tessitura e non stampati. Per questo il decoro resta nitido e non si consuma con l’uso. Sulla base lucida del raso il motivo emerge per contrasto di riflesso, e alla superficie si aggiunge una lavorazione discreta che si apprezza da vicino.

Raso Poly Jacquard

È indicato per fodere di giacche e capispalla, per paramenti liturgici e per la confezione di articoli imbottiti, dove unisce un aspetto curato a una buona resistenza nel tempo. Ha un’altezza di 160 cm e un peso di 144 g/ml (90 g/mq), non è elasticizzato ed è disponibile in diversi colori. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Raso Ariston M Bemberg

Raso Ariston MBemberg

Il Raso Ariston M Bemberg è un raso di produzione italiana in 70% acetato e 30% cupro, la fibra cellulosica nota con il nome commerciale Bemberg. L’acetato dà alla superficie una lucentezza piena e una buona stabilità. Il cupro aggiunge una mano morbida e liscia, una caduta fluida e una traspirabilità che rende il tessuto confortevole anche a contatto diretto con la pelle.

Queste qualità lo rendono adatto soprattutto come fodera di abiti eleganti, capi da cerimonia, soprabiti e cappotti, dove facilita l’indossabilità e rifinisce l’interno del capo. Si usa anche come tessuto principale per creazioni dalla linea pulita. Con un’altezza di 140 cm e un peso di 150 g/ml (107 g/mq) è leggero ma consistente, si lavora con facilità e permette cuciture precise e superfici uniformi. È disponibile in una gamma di colori moda. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Raso Keope

Il Raso Keope è un tessuto in 100% poliestere con superficie lucida e mano liscia, pensato per l’arte sacra e l’arredo liturgico. La sua luminosità valorizza paramenti, decorazioni ecclesiastiche e rivestimenti d’altare, e mantiene un aspetto ordinato anche sotto le luci delle celebrazioni. È disponibile in due formati con lo stesso peso di 90 g/mq.

Raso Keope cm 163

L’altezza di 163 cm (146,7 g/ml) è adatta a paramenti, drappi e coperture di grandi dimensioni. Il formato da 80 cm (72 g/ml) è comodo per stole, bordure e rifiniture, perché riduce gli sfridi nelle lavorazioni a fascia. Leggero e non elasticizzato, drappeggia con facilità ed è disponibile in diverse tonalità di valore simbolico per l’uso liturgico. Trova impiego anche negli allestimenti per il settore funerario. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


Satin Elastico Sandra Extra

Satin Elastico Sandra Extra

Il Satin Elastico Sandra Extra è un raso in 98% cotone e 2% elastan che unisce la lucentezza sobria dell’armatura a raso alla freschezza del cotone. La piccola percentuale di elastan rende il tessuto elasticizzato: accompagna i movimenti e migliora la vestibilità dei capi aderenti o sciancrati senza alterarne la linea.

Il peso di 255 g/ml (182 g/mq) e l’altezza di 140 cm gli danno abbastanza corpo per pantaloni, gonne, giacche e spolverini dal taglio pulito, che mantengono la forma anche nell’uso quotidiano. La tinta unita e la luminosità discreta lo rendono adatto anche ad accessori per la casa come i cuscini decorativi. È certificato OEKO-TEX® Standard 100, che attesta l’assenza di sostanze nocive.


abito in raso

Conoscere la fibra di un raso permette di prevedere come si comporterà in lavorazione, al lavaggio e nell’uso quotidiano, e quindi di sceglierlo già pensando alla manutenzione che il capo finito dovrà sopportare. Su CimminoShop trovi rasi acetato, viscosa, cotone e poliestere per abbigliamento, fodere, biancheria e tendaggi, con schede tecniche che riportano composizione, altezza e peso. Prima dell’ordine puoi richiedere i campioni e verificare mano, caduta e lucentezza direttamente sul tavolo da lavoro. Se hai dubbi su quale raso usare per una lavorazione specifica, il team di Manifattura Foderami Cimmino ti aiuta a individuare il tessuto più adatto: puoi scrivere a ciao@cimmino.com oppure contattarci su WhatsApp.


FAQ – Domande frequenti su come lavare, stirare e cucire il raso

Il raso si può lavare in lavatrice?

Il raso di cotone e quello di poliestere si possono lavare in lavatrice, rispettivamente a 40–60 °C e con il programma delicati a 30–40 °C. Il raso di seta, di acetato e di viscosa va invece lavato a mano in acqua fredda o a secco, secondo quanto indicato in etichetta.

Il raso restringe dopo il lavaggio?

Il raso di cotone e quello di viscosa possono restringere, soprattutto al primo lavaggio, mentre il raso di poliestere non restringe. Per questo chi confeziona capi o biancheria in raso di cotone dovrebbe lavare il tessuto prima di tagliarlo.

Il raso si macchia con l’acqua?

Il raso di seta, di acetato e di viscosa può macchiarsi con le gocce d’acqua, che asciugando lasciano un alone. Per rimuoverlo si inumidisce in modo uniforme tutta la zona e la si lascia asciugare senza calore; il raso di poliestere e quello di cotone sono molto meno sensibili a questo problema.

Come si riconosce il raso di seta?

Il raso di seta si riconosce con certezza dall’etichetta di composizione o dalla prova di combustione, in cui brucia lentamente, emana odore di capelli bruciati e lascia una cenere che si sbriciola. Al tatto si scalda rapidamente e alla luce ha una lucentezza morbida e cangiante.

Come non far sfilacciare il raso?

Per non far sfilacciare il raso si rifiniscono i margini subito dopo il taglio: cucitura francese sui rasi leggeri, rifinitura Hong Kong su quelli pesanti, tagliacuci nelle fodere. Lasciare margini di cucitura di almeno 1,5 cm aiuta a contenere la sfilacciatura durante la lavorazione.

Che ago usare per cucire il raso?

Per cucire il raso si usa un ago Microtex a punta sottile: 60/8 o 70/10 per i rasi leggeri, 80/12 per quelli di peso medio e per il duchesse. L’ago va sostituito a ogni nuovo progetto per evitare fili tirati.

Come si pulisce il raso delle scarpe?

Il raso delle scarpe si pulisce spazzolando la polvere con una spazzola morbida e tamponando le macchie con un panno bianco inumidito di acqua e sapone neutro, senza immergere la scarpa. Per le scarpe da sposa in seta o con applicazioni è preferibile rivolgersi a un professionista.

tessuto velluto

Velluto: cos’è, tipi, composizioni e usi del tessuto

Chi lavora abitualmente il velluto lo riconosce al tatto prima ancora che alla vista, perché la sua superficie è formata da un fitto tappeto di fibre verticali che cattura la luce, cambia tono a seconda dell’angolo di osservazione e restituisce una profondità di colore che i tessuti a superficie liscia non riescono a riprodurre.

Per una sartoria, un atelier o un laboratorio di tappezzeria, però, il velluto è anche un tessuto che impone regole di lavorazione piuttosto rigide, perché va tagliato in un solo verso, non tollera il ferro da stiro appoggiato e si comporta in modo molto diverso a seconda che sia realizzato in cotone, in poliestere o in una composizione elasticizzata. Manifattura Foderami Cimmino, punto di riferimento attivo nel settore tessile dal 1750, analizza il velluto dal punto di vista tecnico, ricostruendone la struttura, le composizioni, le principali tipologie e i criteri con cui scegliere la grammatura giusta per ciascuna destinazione d’uso.

scegliere tessuto velluto

Cos’è il velluto: definizione e struttura del tessuto

Il velluto è un tessuto a pelo, il che significa che la sua superficie è costituita da fibre tagliate disposte perpendicolarmente al fondo e distribuite in modo fitto e uniforme. A definire un velluto è proprio questa struttura tridimensionale, indipendentemente dalla fibra impiegata o dal colore con cui viene tinto.

La differenza rispetto a un tessuto tradizionale sta tutta nella costruzione. In una tela o in un raso, ordito e trama giacciono sullo stesso piano e la superficie resta bidimensionale, mentre nel velluto entra in gioco un terzo sistema di fili, chiamato ordito di pelo, che emerge dal fondo e viene poi tagliato. Da questo passaggio derivano sia la caratteristica mano vellutata sia il particolare comportamento ottico del tessuto.

Come si produce il velluto: doppia tela e riccio tagliato

Nella tessitura industriale del velluto si ricorre principalmente a due tecniche, che portano a risultati abbastanza simili ma con logiche di lavorazione differenti.

La prima è quella della doppia tela, in cui si lavorano contemporaneamente due tessuti sovrapposti tenuti insieme dall’ordito di pelo. Una lama li separa a metà altezza e da un unico passaggio si ottengono due teli di velluto con pelo perfettamente regolare, ragione per cui questo metodo è oggi il più diffuso nella produzione industriale.

La seconda tecnica è quella del riccio tagliato, che prevede la formazione di anelli sopra la superficie del fondo facendo passare l’ordito di pelo su appositi ferretti. Gli anelli vengono poi recisi per liberare il pelo, e se invece si sceglie di lasciarli integri si ottiene un tessuto a riccio non tagliato, con aspetto e mano completamente diversi.

Discorso a parte meritano i velluti a maglia, ai quali appartengono i velour e i vellutini stretch, costruiti per maglia anziché per tessitura a navetta e dotati per questo di un’elasticità che i velluti tradizionali non possiedono.

Verso del pelo e mano del velluto: perché si taglia in un senso solo

Il pelo del velluto è orientato in una direzione precisa, e questo è il primo dato di cui tenere conto in fase di taglio. Passando la mano in un senso la superficie risulta liscia e riflettente, mentre nel senso opposto oppone resistenza e appare visibilmente più scura e satura.

La conseguenza pratica non ammette eccezioni: tutti i pezzi del cartamodello vanno posizionati nello stesso verso, perché un pannello ruotato di centottanta gradi produrrà sul capo finito una macchia cromatica evidente sotto qualsiasi fonte di luce, anche quando proviene dalla stessa pezza e dalla stessa partita di tintura.

Quale verso adottare dipende dall’effetto che si vuole ottenere, dato che il pelo rivolto verso il basso restituisce una resa più luminosa mentre il pelo rivolto verso l’alto dà un colore più profondo e pieno. In entrambi i casi la scelta va dichiarata all’inizio della produzione e mantenuta identica su tutti i capi della commessa.

composizione del velluto

Composizioni del velluto: cotone, seta, viscosa, poliestere ed elastan

La composizione è il secondo parametro che determina il comportamento del tessuto, perché da essa dipendono mano, lucentezza, resistenza all’usura e reazione ai cicli di manutenzione. Sotto lo stesso nome commerciale possono quindi convivere velluti profondamente diversi tra loro, ed è un aspetto che vale la pena verificare sempre in scheda tecnica prima dell’acquisto.

ComposizioneAspetto e manoComportamentoDestinazione tipica
100% cotonePelo opaco, mano piena e corposaResistente all’usura, tende a schiacciarsi sotto pressione prolungataGiacche, cappotti, pantaloni, capi strutturati
SetaLucentezza intensa, mano fluida e leggeraDelicato, richiede lavaggio professionaleAlta moda, cerimonia, capi da sera
Viscosa e misti viscosaBrillantezza vicina alla seta, caduta morbidaBuona drappeggiabilità, sensibile all’umiditàAbiti, stole, capispalla leggeri
100% poliesterePelo uniforme, brillantezza controllataStabilità dimensionale elevata, resistenza allo sfregamento e alla luceTappezzeria, tendaggio, scenografia, costumeria
Poliestere ed elastanMano morbida con recupero elasticoElasticità bidirezionale, aderenza al corpoDanza, ginnastica ritmica, costumi da spettacolo

Nella pratica professionale il velluto di poliestere è ormai la scelta prevalente nei tessuti per arredamento e nei tessuti per spettacolo, dove contano soprattutto la stabilità dimensionale, la resa cromatica costante nel tempo e la capacità di sopportare cicli di manutenzione ripetuti. Il velluto di cotone continua invece a essere, tra i tessuti per abbigliamento, il riferimento della sartoria classica, sia per l’opacità del pelo sia per la struttura che garantisce ai capi. Le composizioni con elastan, infine, sono nate per rispondere a esigenze di performance e costituiscono oggi una categoria merceologica autonoma.

tipi di velluto

Tipi di velluto: le principali varianti tessili

Le tipologie di velluto si distinguono in base alla lunghezza del pelo, alla lavorazione della superficie e alla struttura del fondo, e conoscerle serve soprattutto a evitare di ordinare un articolo pensato per una destinazione d’uso diversa da quella prevista.

Tipo di vellutoCaratteristica distintivaUso prevalente
Velluto unito (liscio)Pelo raso e uniforme su tutta la superficieAbbigliamento, tappezzeria, tendaggio
Velluto a costePelo organizzato in righe verticali in rilievo, di larghezza variabilePantaloni, giacche, capi casual e workwear
Velluto pannéPelo schiacciato in una sola direzione, effetto molto lucidoCostumeria, scenografia, allestimenti, capi da sera
Velluto martellato (crushed)Pelo schiacciato in direzioni irregolari, riflessi cangiantiAbiti da sera, tendaggio decorativo
Velluto devoréLavorazione chimica che elimina selettivamente una fibra, creando motivi su fondo trasparenteStole, abiti, camicie, capi ricercati
Velluto operato o jacquardMotivi ottenuti in tessitura per alternanza di zone a pelo e zone di fondoTappezzeria classica, tendaggio, arredo di pregio
Velluto elasticizzato (vellutino stretch)Elastan in composizione, elasticità bidirezionaleDanza, ginnastica, costumi aderenti
Velluto glitter e paillettesSuperficie arricchita da elementi riflettentiSpettacolo, carnevale, costumi da scena
VelourVelluto a maglia, pelo corto, elasticità strutturaleArredamento morbido, abbigliamento comfort

Differenza tra velluto, velour e ciniglia

Sono tre tessuti che al tatto possono sembrare parenti stretti, ma che nascono da costruzioni tessili molto diverse, e distinguerli evita errori di acquisto piuttosto costosi.

Il velluto vero e proprio è tessuto a navetta con ordito di pelo tagliato, ha un fondo compatto e un pelo rigorosamente verticale, e non possiede alcuna elasticità propria a meno che non venga aggiunto elastan in composizione.

Il velour, invece, è costruito a maglia, ha il pelo più corto e ricava la propria elasticità dalla struttura stessa del tessuto anziché da fibre elastomeriche. Proprio per questo si adatta alle superfici curve senza formare pieghe, ed è la ragione per cui i tappezzieri lo apprezzano nel rivestimento degli imbottiti.

La ciniglia, infine, non rientra affatto nella famiglia dei velluti, perché nasce da un filato particolare in cui le fibre sporgono radialmente lungo tutta la lunghezza del filo. L’effetto tattile finale è simile, ma la superficie risulta meno regolare e priva di un verso marcato, il che semplifica notevolmente le operazioni di taglio.

rotolo di tessuto velluto

Grammatura del velluto: come scegliere il peso corretto

La grammatura del tessuto, espressa in grammi per metro quadro, resta il parametro più affidabile per capire se un velluto è adatto alla destinazione d’uso che si ha in mente, molto più di quanto lo siano le descrizioni commerciali.

Fascia di grammaturaComportamentoDestinazione
190-230 g/mqLeggero, ottima caduta, mano fluidaCostumeria leggera, drappeggi, capi non strutturati
250-290 g/mqCorpo medio, buon equilibrio fra tenuta e morbidezzaAbbigliamento, danza, capi da cerimonia
300-340 g/mqCorposo, stabile, resistente allo sfregamentoTendaggio, tappezzeria, rivestimenti
Oltre 350 g/mqMolto strutturato, cadute pesantiTappezzeria intensiva, sipari, allestimenti scenici
cucire abito di velluto

Usi del velluto nell’abbigliamento, nella cerimonia e nella danza

Nella sartoria maschile e femminile il velluto di cotone rimane la scelta di riferimento per il capospalla, perché la mano piena garantisce struttura a giacche, cappotti e pantaloni, e l’opacità del pelo evita quell’effetto lucido che nel formale risulta quasi sempre indesiderato.

Nell’abbigliamento da cerimonia il velluto si comporta come un tessuto dichiaratamente stagionale, concentrato nei mesi freddi, perché la sua massa e la ridotta traspirabilità lo rendono poco adatto agli eventi estivi, per i quali si preferiscono lo chiffon, l’organza e la georgette.

Nell’ambito dei tessuti per la danza e nella ginnastica ritmica dominano invece i vellutini elasticizzati, in cui la presenza di elastan garantisce un recupero elastico che accompagna il movimento senza deformare il capo, mentre il pelo corto mantiene una resa scenica pulita anche sotto i riflettori.

Tra i tessuti per costumi teatrali, infine, il velluto svolge una funzione narrativa precisa, perché il pelo assorbe la luce anziché rifletterla e produce quella profondità di campo e quei giochi d’ombra che i tessuti lisci non riescono a restituire.

arredamento in velluto

Velluto per arredamento: tende, tappezzeria e complementi

Nell’arredo il velluto viene scelto tanto per ragioni tecniche quanto per ragioni estetiche, e i due aspetti tendono a rinforzarsi a vicenda.

Nei tessuti per tendaggi la densità del pelo garantisce un potere oscurante superiore a quello dei tessuti lisci di pari grammatura, con benefici secondari sull’isolamento termico e sull’assorbimento acustico dell’ambiente, che negli spazi HO.RE.CA e nel contract si traducono in un comfort percepito facilmente misurabile.

Come tessuti per tappezzeria i velluti in poliestere ad alta grammatura garantiscono resistenza allo sfregamento e stabilità cromatica nel tempo, mentre sul piano estetico i velluti declinati in tessuto jacquard si prestano bene agli arredi classici e vintage e gli uniti si integrano con maggiore facilità nei progetti contemporanei.

cucire velluto

Come cucire il velluto: accorgimenti tecnici per sartorie e atelier

Per cucire bene il tessuto è necessario tenere a mente una serie di accortezze che permettono di tirare fuori il meglio da questo versatile tessuto.

•  Verso unico su tutti i pezzi. Conviene marcare la direzione sul rovescio prima di stendere il cartamodello e verificarla su ogni pannello prima del taglio.

•  Stesura su singolo strato. Il pelo fa scivolare i teli sovrapposti, e il taglio a doppio strato finisce per produrre imprecisioni sistematiche.

•  Spilli nel margine di cucitura. Sul velluto gli spilli lasciano segni permanenti, quindi vanno confinati nell’eccedenza e mai infilati nel corpo del capo.

•  Ago sottile e punto lungo. Un punto troppo fitto schiaccia il pelo lungo la cucitura e la rende visibile a lavoro finito.

•  Cuciture nel verso del pelo. Cucire contropelo genera arricciature e scorrimenti fra gli strati sovrapposti.

•  Rifinitura immediata dei bordi. Il fondo del velluto sfila con facilità, soprattutto nelle costruzioni a doppia tela.

pulire velluto

Come lavare e mantenere il velluto

Il velluto non va stirato con il ferro appoggiato, perché il calore diretto e la pressione della piastra schiacciano il pelo in modo irreversibile. Per eliminare le pieghe si lavora a vapore dal rovescio senza mai portare la piastra a contatto con il tessuto, oppure con una vaporiera verticale tenendo il capo appeso.

Le indicazioni di lavaggio cambiano sensibilmente con la composizione, dato che i velluti in poliestere tollerano cicli domestici delicati, quelli in cotone richiedono attenzione al restringimento e quelli in seta e viscosa vanno affidati al lavaggio professionale. In ogni caso l’etichetta del produttore prevale su qualsiasi indicazione di carattere generale.

Per la conservazione è preferibile appendere il velluto anziché piegarlo, perché le pieghe di stoccaggio prolungate lasciano segni difficili da recuperare. Sui capi che restano a magazzino per lunghi periodi è buona norma prevedere una spazzolatura periodica nel verso del pelo con una spazzola a setole morbide.

velluto tessuti ingrosso

Tessuti in velluto all’ingrosso: la gamma Cimmino per sartoria, spettacolo e arredamento

Dopo aver visto come è costruito il velluto e quali parametri ne determinano il comportamento, resta da capire quali articoli servono davvero a ciascun tipo di lavorazione, perché un velluto pensato per il tendaggio e uno pensato per un costume da danza hanno poco in comune al di là del nome. La gamma di velluti all’ingrosso di Manifattura Foderami Cimmino si articola proprio lungo questa distinzione, con una selezione di tessuti in velluto destinati all’abbigliamento e allo spettacolo e una destinata al tendaggio e alla tappezzeria, disponibili in rotolo e al metro per sartorie, atelier, costumisti, tappezzieri e rivenditori.


Tessuto Velluto Arredamento

Il Tessuto Velluto Arredamento è un velluto in tinta unita dai colori eleganti, pensato in modo specifico per l’uso arredo, dove la sua versatilità gli permette di passare senza difficoltà dal tendaggio alla tappezzeria fino ai progetti decorativi più liberi.

Tessuto Velluto Arredamento

La composizione in 100% poliestere garantisce stabilità dimensionale e tenuta del colore nel tempo, mentre i 300 g/mq lo collocano in quella fascia di peso che regge bene sia la caduta verticale di una tenda sia la sollecitazione da sfregamento di un rivestimento. L’altezza è di 140 cm e il tessuto è richiesto nelle forniture per il contract e per gli ambienti a uso collettivo.


Velluto Paillettes Electra

Velluto Paillettes Electra

Il Velluto Paillettes Electra parte da una base di velluto raffinata e la arricchisce con paillettes circolari applicate in modo da catturare la luce e restituire un effetto scintillante, che rende il tessuto una scelta naturale per gli abiti da cerimonia e per tutti i contesti in cui il capo deve reggere l’esposizione diretta a fonti luminose.

La texture resta morbida e fluida nonostante l’applicazione, il che consente di lavorarlo tanto su linee classiche quanto su tagli più contemporanei, mentre la gamma cromatica ampia e su più toni lascia margine di personalizzazione. La composizione è 100% poliestere con certificazione OEKO-TEX® Standard 100 e un’altezza di 145 cm. Da tenere presente il peso, che con 515,52 g/mq lo colloca ben oltre la fascia dei velluti da abbigliamento: è un tessuto strutturato, che va valutato in fase di modellistica per la caduta e per il carico che impone alle cuciture.


Velluto Bistretch Flexour

Il Velluto Bistretch Flexour è un velluto elasticizzato su entrambi i sensi, caratteristica che lo rende adatto a tutti i capi in cui il tessuto deve accompagnare il corpo senza opporre resistenza al movimento.

Velluto Bistretch Flexour

La superficie morbida e leggermente lucente ne amplia il campo di impiego oltre il perimetro tecnico della danza e dello spettacolo, dove serve per body, leggings e costumi scenici, arrivando ai capi sportivi e a gonne, top e dettagli fashion che richiedono comfort e resa visiva insieme. La composizione è 87% poliestere e 13% elastan, con una percentuale di elastan tra le più alte della gamma velluti Cimmino, mentre i 307 g/mq assicurano una copertura piena anche in tensione, aspetto da non trascurare nei capi molto aderenti. L’altezza è di 150 cm.


Tessuto Velluto Petronilla

Tessuto Velluto Petronilla

Il Tessuto Velluto Petronilla è un velluto in tinta unita dalle tonalità calde e dalla mano morbida, che nell’arredo lavora bene su tutta la gamma dei complementi: tende, cuscini, rivestimenti e imbottiture, dove restituisce un effetto raffinato senza irrigidire l’ambiente.

La composizione in 100% poliestere garantisce resistenza all’uso quotidiano e stabilità del colore, mentre i 280 g/mq lo collocano nella fascia medio-alta, più morbida rispetto ai velluti da tappezzeria intensiva e per questo indicata soprattutto per la cuscineria e per i rivestimenti di complementi. L’altezza è di 140 cm e l’articolo è certificato OEKO-TEX® Standard 100.


Tessuto Velluto Jacquard Baia

Il Tessuto Velluto Jacquard Baia appartiene alla famiglia dei velluti operati, quelli in cui il motivo non è stampato ma nasce direttamente in tessitura per alternanza di zone a pelo e zone di fondo.

Tessuto Velluto Jacquard Baia

Il risultato sono disegni in rilievo che giocano con la luce e restituiscono profondità alla superficie, caratteristica che lo rende una scelta ricorrente negli arredi classici e negli ambienti in cui la tenda o il rivestimento devono avere una presenza decorativa autonoma. La composizione è 100% poliestere e la grammatura di 269 g/mq lo rende maneggevole nel tendaggio, dove il peso contenuto favorisce una caduta ordinata senza rinunciare al corpo.


Tessuto Velluto Trap. Lucrezia

Tessuto Velluto Trap. Lucrezia

Il Tessuto Velluto Trap. Lucrezia si distingue dagli altri velluti da arredo perché è un velluto trapuntato, cioè un tessuto già accoppiato a un supporto imbottito e impunturato, che arriva in laboratorio pronto senza richiedere la fase di accoppiatura.

La superficie mantiene la morbidezza setosa e l’aspetto lucido tipici del velluto, mentre la trapuntatura aggiunge spessore e struttura, rendendolo adatto a copriletti, trapunte, testiere e rivestimenti in cui serve un effetto imbottito uniforme. La composizione è 100% poliestere in tinta unita non elasticizzata, con altezza 140 cm e un peso di 330 g/mq che comprende anche l’imbottitura. L’articolo è certificato OEKO-TEX® Standard 100.


Vellutino Kenya

Il Vellutino Kenya è un velluto leggero in poliestere, pensato per l’abbigliamento casual e per tutti i capi che non richiedono la struttura di un velluto sartoriale.

Vellutino Kenya

I 225 g/mq lo collocano nella fascia più leggera della gamma, quella in cui il tessuto conserva una buona caduta e resta piacevole da indossare senza appesantire, caratteristica che lo rende utilizzabile con continuità anche nelle mezze stagioni. La mano è morbida, la composizione 100% poliestere e l’altezza di 150 cm.


Tessuto Red Velvet

Tessuto Red Velvet

Il Tessuto Red Velvet è un velluto dalla peluria fitta e uniforme sul dritto, che restituisce una lucentezza controllata e una resa cromatica particolarmente satura.

Il colore, un rosso profondo e brillante, ne fa un articolo di riferimento per gli allestimenti natalizi e per le decorazioni stagionali, ma la sua destinazione non si esaurisce lì: i 300 g/mq e la buona caduta lo rendono impiegabile anche per tende, cuscini e rivestimenti d’arredo, così come per abiti eleganti, costumi teatrali e allestimenti scenografici, dove il rosso profondo lavora bene sotto le luci di scena. La composizione è 100% poliestere, quindi resistente e semplice da mantenere, con altezza 145 cm.


campioni di tessuto velluto

Dove acquistare velluto all’ingrosso in Italia

CimminoShop rifornisce sartorie, atelier, costumisti, tappezzieri e rivenditori in tutta Italia con una gamma completa di velluti, che comprende i velluti di cotone per la sartoria, i vellutini elasticizzati per la danza e lo spettacolo e i velluti jacquard e uniti per il tendaggio e la tappezzeria, con diversi articoli certificati OEKO-TEX® Standard 100. Scopri la gamma di velluti disponibili sul catalogo online!


FAQ – Domande frequenti sul Velluto

Che cos’è esattamente il velluto?

Il velluto è un tessuto a pelo, nel quale un terzo sistema di fili emerge dal fondo e viene tagliato, dando origine a una superficie tridimensionale di fibre verticali. A definirlo è la struttura e non la composizione.

Il velluto è un tessuto naturale o sintetico?

Può essere l’uno o l’altro, perché il velluto è una costruzione tessile e non una fibra. Esiste in cotone, seta, viscosa, poliestere e in misti con elastan, e la scelta della composizione incide su mano, lucentezza e comportamento in manutenzione molto più del nome commerciale.

Qual è la differenza tra velluto e velour?

Il velluto è tessuto a navetta e non possiede elasticità propria, mentre il velour è costruito a maglia, ha il pelo più corto ed è naturalmente elastico. Il velour si adatta meglio alle superfici curve, il velluto garantisce maggiore struttura al capo.

Perché il velluto sembra cambiare colore?

Perché il pelo è orientato in una direzione precisa. Osservato nel verso in cui si corica appare chiaro e luminoso, mentre nel verso opposto risulta più scuro e saturo, ed è per questo che tutti i pezzi di un capo vanno tagliati nello stesso senso.

Che grammatura serve per il velluto da tappezzeria?

Per tappezzeria e tendaggio si lavora generalmente dai 270 g/mq in su, scegliendo il peso in base alla sollecitazione prevista. I pesi più contenuti restano preferibili nel tendaggio, dove favoriscono una caduta ordinata, mentre per i rivestimenti soggetti a sfregamento continuo conviene salire di fascia.

Che differenza c’è tra un velluto unito e un velluto jacquard?

Nel velluto unito il pelo copre l’intera superficie in modo omogeneo, mentre nel jacquard il motivo nasce direttamente in tessitura per alternanza di zone a pelo e zone di fondo, creando disegni in rilievo. Il primo si integra più facilmente nei progetti contemporanei, il secondo ha una presenza decorativa autonoma.

Il velluto si può stirare?

Non con il ferro appoggiato, perché il calore diretto e la pressione schiacciano il pelo in modo permanente. Si procede a vapore, dal rovescio, evitando qualsiasi contatto tra piastra e tessuto.

Il velluto va bene per esterni?

No, il velluto è un tessuto pensato per gli interni e non è formulato per resistere all’irraggiamento UV e all’umidità. Per gli allestimenti esterni occorrono tessuti tecnici specifici.

Quale velluto scegliere per i costumi da danza?

Serve un velluto elasticizzato su entrambi i sensi, con elastan in composizione, che accompagni il movimento e recuperi la forma. Va verificato anche che la grammatura garantisca una copertura piena quando il tessuto lavora in tensione, perché i pesi troppo bassi tendono a trasparire sui capi molto aderenti.

Esiste un velluto leggero per l’abbigliamento di tutti i giorni?

Sì, i velluti sotto i 250 g/mq conservano una buona caduta senza appesantire il capo e si prestano ai capi casual, comprese le mezze stagioni. Salendo di grammatura si guadagna struttura, ma il tessuto diventa progressivamente più stagionale.

Il velluto sfila quando si taglia?

Sì, il fondo tende a sfilacciarsi, in particolare nelle costruzioni a doppia tela, quindi i bordi vanno rifiniti subito dopo il taglio.

Che cosa significa la certificazione OEKO-TEX® Standard 100 su un velluto?

Significa che il tessuto è stato testato per la presenza di sostanze nocive secondo un protocollo indipendente. È un requisito spesso richiesto nelle forniture per il contract e per gli ambienti a uso collettivo, e va verificato in scheda tecnica articolo per articolo, perché non è automatico su tutta una gamma.

tessuti per tappezzeria

I migliori tessuti per tappezzeria: guida tecnica alla scelta dei rivestimenti

Scegliere i tessuti per tappezzeria significa prendere una decisione tecnica prima ancora che estetica. Un rivestimento sbagliato non si limita a invecchiare male: si lucida sui braccioli, sfilaccia lungo le cuciture, sbiadisce dove batte la luce e costringe a rifare il lavoro dopo pochi anni. Un rivestimento scelto correttamente, al contrario, accompagna l’arredo per decenni.

Chi lavora nel settore, dal tappezziere al produttore di imbottiti fino all’operatore HO.RE.CA, valuta un tessuto da tappezzeria su parametri misurabili: resistenza all’abrasione, tenuta del colore, comportamento in cucitura, reazione al fuoco. La guida completa di Manifattura Foderami Cimmino ricostruisce l’intero processo di valutazione, dalle famiglie di fibre alle armature, dai valori normati al calcolo del metraggio per la scelta dei migliori tessuti per tappezzeria.

tessuti da tappezzeria

Che cosa sono i tessuti per tappezzeria e come si distinguono dagli altri tessuti d’arredo

I tessuti per tappezzeria sono materiali tessili costruiti per resistere al contatto continuo, alla pressione e allo sfregamento, destinati a rivestire strutture imbottite o rigide: divani, poltrone, sedie, testiere, panche, pouf, pannelli e sedute contract.

La distinzione rispetto agli altri tessuti per la casa è funzionale, non decorativa. Un tessuto per tendaggi lavora in verticale, sospeso, sollecitato soltanto dal proprio peso e dalla luce; un tovagliato lavora in orizzontale ed è sollecitato dai liquidi; un tessuto da tappezzeria lavora sotto carico e sotto attrito, per anni. Per questa ragione richiede grammature superiori, armature più compatte, torsioni di filato più elevate e finissaggi specifici.

tappezzeria sfoderabile

Tappezzeria fissa e tappezzeria sfoderabile: due esigenze tecniche diverse

Prima di valutare qualsiasi materiale è necessario stabilire come verrà applicato, perché le due tipologie di tappezzeria impongono requisiti differenti.

Nella tappezzeria fissa il tessuto viene teso e graffettato direttamente sulla struttura. Deve possedere buona stabilità dimensionale e sopportare la tensione senza deformarsi. Il ritiro successivo alla lavorazione non è recuperabile: un tessuto che si contrae dopo il montaggio si traduce in tensioni visibili e in cuciture in sofferenza.

Nella tappezzeria sfoderabile il rivestimento è confezionato come una fodera removibile. Qui contano la lavabilità, la stabilità al lavaggio e il comportamento della cerniera in cucitura. Un tessuto che ritira anche solo del due per cento rende la fodera irrecuperabile.

La terza categoria, quella dei coordinati e dei complementi come cuscini, testiere e paraletti, tollera specifiche meno severe perché la sollecitazione meccanica risulta marginale.

tessuti da tappezziere

I parametri tecnici che definiscono i migliori tessuti per tappezzeria

Nessun tessuto è il migliore in assoluto. Esiste il tessuto adeguato a una determinata destinazione d’uso, e l’adeguatezza si legge nella scheda tecnica. Ci sono, però, alcuni parametri che vanno verificati prima di ogni considerazione estetica.

Resistenza all’abrasione dei tessuti per tappezzeria: il test Martindale

Il test Martindale, normato dalla ISO 12947-2, è il parametro di riferimento per la durabilità dei tessuti per tappezzeria. Il campione viene sfregato contro un abrasivo standard con un movimento a figura di Lissajous, in intervalli da cinquemila cicli, fino alla rottura di due fili o alla comparsa di usura evidente. Il risultato si esprime in cicli Martindale: più il valore è alto, più il tessuto resiste all’usura.

Cicli MartindaleDestinazione d’uso indicata
Meno di 10.000Uso esclusivamente decorativo: tessuto per cuscini, paralumi, drappeggi. Non idoneo alla tappezzeria
Da 10.000 a 15.000Tappezzeria domestica leggera: poltrone da camera, sedute occasionali
Da 15.000 a 25.000Tappezzeria domestica di uso regolare: divani familiari, sedie da pranzo
Da 25.000 a 40.000Uso domestico intensivo e contract leggero: uffici, sale d’attesa
Oltre 40.000Contract severo: hotel, ristoranti, spazi pubblici, trasporti

Il dato va letto con una cautela. Il valore Martindale certifica la resistenza all’abrasione, non la resistenza complessiva del rivestimento: un tessuto da sessantamila cicli con bassa solidità del colore alla luce sbiadirà comunque davanti a una vetrata esposta a sud.

Resistenza al pilling nei tessuti per tappezzeria

Il pilling è la formazione di pallini superficiali dovuta alla migrazione delle fibre corte verso l’esterno del tessuto. Si valuta secondo la ISO 12945-2 su una scala da uno a cinque, dove cinque indica assenza di formazione. Per la tappezzeria è ragionevole non scendere sotto il valore quattro. Le fibre sintetiche a filo continuo e le miscele con una percentuale significativa di poliestere si comportano meglio delle fibre naturali corte impiegate pure.

Solidità del colore dei tessuti per tappezzeria alla luce e allo sfregamento

La solidità alla luce si misura su scala da uno a otto secondo la ISO 105-B02. Per un rivestimento esposto a illuminazione naturale diretta è opportuno orientarsi su valori pari o superiori a cinque; nel contract e negli ambienti molto luminosi il riferimento sale a sei.

La solidità allo sfregamento, normata dalla ISO 105-X12, si esprime su scala da uno a cinque in condizione asciutta e bagnata e indica quanto colore il tessuto cede al contatto. Un valore basso significa rivestimenti che scaricano pigmento sugli abiti, difetto che nel contract genera contestazioni immediate.

Grammatura, altezza e scivolamento in cucitura dei tessuti per tappezzeria

La grammatura dei tessuti, espressa in grammi per metro quadrato, ne descrive la consistenza. I materiali da tappezzeria si collocano generalmente fra 250 e 500 grammi al metro quadrato, con punte superiori per i velluti pesanti e i jacquard strutturati. Una grammatura elevata non garantisce da sola la durata, ma una grammatura troppo bassa la esclude.

L’altezza della pezza determina il metraggio necessario e la resa dello sfrido. Le altezze più diffuse in tappezzeria sono 140 centimetri e 280-320 centimetri: le seconde riducono sensibilmente lo scarto sui pannelli larghi e sui rivestimenti in pezzo unico.

Lo scivolamento in cucitura, misurato secondo la ISO 13936-2, quantifica di quanto i fili si spostano lungo la cucitura sotto carico. È il parametro più sottovalutato dell’intera scheda tecnica e la causa più frequente dell’apertura delle cuciture sui divani: un tessuto morbido e poco compatto può cedere anche con un valore Martindale eccellente.

tappezzeria di cotone

Tessuti per tappezzeria in fibre naturali: cotone, lino e lana

Le fibre naturali restano la scelta di riferimento quando si cerca una mano autentica e una resa estetica calda. Richiedono però una valutazione attenta dei limiti tecnici, che variano sensibilmente da fibra a fibra.


Cotone per tappezzeria

Il cotone è la fibra naturale più impiegata nel rivestimento d’arredo. Traspirante, gradevole al tatto e stabile al colore nelle tinture di qualità, si presta a tutte le armature compatte. In tappezzeria non viene quasi mai utilizzato in titoli sottili: si ricorre a filati ritorti e ad armature dense come la tela panama.

Il limite del cotone puro consiste nella tendenza allo stropicciamento e in una resistenza all’abrasione inferiore rispetto ai sintetici a parità di grammatura. Per questo la miscela con poliestere rappresenta una prassi consolidata: il cotone garantisce mano e traspirabilità, il poliestere aggiunge stabilità dimensionale e resistenza meccanica.


Tessuto Panama Lione: cotone pesante per tappezzeria in altezza 300 cm

Il Tessuto Panama Lione è un cotone pesante in armatura panama, con una struttura compatta e regolare che ne fa un riferimento per la tappezzeria in fibra naturale. La composizione in 100% cotone garantisce traspirabilità e mano asciutta, mentre la grammatura di 310 grammi al metro quadrato assicura la consistenza robusta richiesta dal rivestimento di divani, poltrone, cuscineria e complementi d’arredo destinati a un uso quotidiano.

Tessuto Panama Lione

L’altezza di 300 centimetri costituisce il vantaggio operativo più rilevante. Consente di ricavare pannelli ampi in pezzo unico, riducendo in modo sensibile lo sfrido rispetto alle altezze standard da 140 centimetri e limitando il numero di cuciture sui rivestimenti di grandi dimensioni: un elemento che incide tanto sul costo del materiale quanto sui tempi di lavorazione.

La cartella colori supera le venti varianti e copre l’intera gamma richiesta dall’arredo, dai neutri come greggio, panna e sabbia ai toni saturi di bordeaux, rosso, blu scuro e antracite, fino alle tinte pastello per gli ambienti più chiari.


Tessuto Panama Blossom 280 cm: half panama stampato per complementi d’arredo

Tessuto Panama Blossom Cm 280

Il Tessuto Panama Blossom è un half panama in misto cotone e poliestere, con stampa a disegni variopinti su base cruda. L’armatura half panama restituisce una superficie regolare e leggera, mentre la miscela composta all’80% da cotone e al 20% da poliestere unisce la mano naturale della fibra vegetale alla stabilità dimensionale e alla facilità di manutenzione garantite dal sintetico.

Con una grammatura di 200 grammi al metro quadrato si tratta di un tessuto adatto alla cuscineria, ai complementi decorativi, ai rivestimenti leggeri e ai pannelli, dove la sollecitazione meccanica risulta contenuta e prevalgono la resa cromatica e la lavorabilità. La stampa su fondo crudo rende il decoro particolarmente leggibile e si presta agli ambienti che richiedono un accento visivo definito.

L’altezza di 280 centimetri consente di ricavare pannelli ampi con sfrido ridotto e di gestire i coordinati d’arredo senza interruzioni di disegno. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana, requisito che assume particolare rilievo nei complementi destinati alle camere dei bambini e agli ambienti di lungo soggiorno.


tappezzeria lino

Lino e misto lino per tappezzeria

Il lino si caratterizza per una fibra lunga e tenace, che restituisce superfici opache dall’aspetto naturale e leggermente irregolare. È la scelta d’elezione per la tappezzeria di gusto contemporaneo e mediterraneo, dove l’irregolarità del filato costituisce un valore estetico riconosciuto.

Va gestito con consapevolezza: il lino puro sgualcisce, presenta scarso recupero elastico e tende a segnare nelle zone di seduta. Il tessuto in misto lino, tipicamente con cotone o poliestere, risolve gran parte di questi limiti mantenendo l’aspetto caratteristico della fibra.


Lino 3006 Dolce 270 cm avorio: lino puro per pannelli e finiture d’arredo

Il Lino 3006 Dolce nella variante avorio è una tela in 100% lino di produzione italiana, con altezza di 270 centimetri e grammatura di 150 grammi al metro quadrato. La fibra pura restituisce la superficie opaca e leggermente irregolare tipica del lino, quella che nell’arredo contemporaneo viene ricercata come valore estetico e non corretta come difetto.

Lino 3006 Dolce Cm.270 Avorio

L’altezza di 270 centimetri lo colloca fuori dall’ambito del capo e dentro quello delle superfici ampie: pannelli decorativi, fondali, testiere a vista, tendaggi tecnici e finiture d’arredo che lavorano in tensione senza subire attrito diretto. Il tono avorio si comporta come un neutro caldo, capace di accompagnare sia le palette naturali sia i contrasti più netti.

La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana, requisito rilevante per i tessuti impiegati negli ambienti di lungo soggiorno e nelle strutture ricettive.


Lino Tela 2001 Dolce 270 cm bianco: tela di lino per complementi e cuscineria

Lino Tela 2001 Dolce Cm.270 Bianco

Il Lino Tela 2001 Dolce nella variante bianca è una tela in 100% lino con altezza di 270 centimetri e grammatura di 200 grammi al metro quadrato. La struttura a tela, compatta e regolare, restituisce la superficie opaca e la mano asciutta caratteristiche della fibra pura, con l’irregolarità naturale del filato che nell’arredo contemporaneo costituisce un tratto ricercato.

La grammatura lo colloca nell’ambito della cuscineria, dei complementi decorativi e dei pannelli, dove la sollecitazione meccanica risulta contenuta. Trattandosi di lino puro va considerata la tendenza allo stropicciamento tipica della fibra: un carattere coerente con l’estetica naturale del materiale, ma da valutare nei progetti che richiedono superfici perfettamente distese nel tempo.

L’altezza di 270 centimetri consente di lavorare pannelli ampi in pezzo unico e di realizzare coordinati senza interruzioni. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria lana

Lana e misti lana per tappezzeria

La lana garantisce in tappezzeria prestazioni che poche fibre eguagliano: elevata resilienza, buon recupero dalla compressione e comportamento al fuoco intrinsecamente favorevole, dovuto all’alto contenuto di azoto e di umidità. È la fibra tradizionale dell’imbottito di alta gamma e del contract di rappresentanza.

Il costo e la necessità di trattamenti antitarme ne limitano la diffusione, ma i misti lana-poliestere e lana-viscosa rappresentano un compromesso frequente nelle collezioni destinate al contract.


Panno Lana Marzia: misto lana per rivestimento di piani da gioco

Il Panno Lana Marzia è un tessuto in misto lana e poliammide, composto all’80% da lana e al 20% da poliammide, con altezza di 180 centimetri e grammatura di 389 grammi al metro quadrato. La struttura compatta restituisce una superficie liscia e uniforme, priva di irregolarità che possano interferire con lo scorrimento.

Panno Lana Marzia

La destinazione d’uso è il rivestimento di piani da gioco: tavoli da poker, superfici da biliardo e piani per giochi di carte, dove la sollecitazione dominante è lo sfregamento orizzontale continuo. La componente in lana garantisce morbidezza, calore al tatto e il buon recupero dalla compressione tipico della fibra, mentre la poliammide aggiunge resistenza meccanica e tenuta dimensionale nel tempo, contrastando la deformazione della superficie tesa.

L’altezza di 180 centimetri consente di rivestire in pezzo unico la maggior parte dei piani standard, evitando cuciture nella zona di gioco. La grammatura elevata assicura la consistenza necessaria a mascherare le irregolarità del supporto sottostante.


tappezzeria poliestere

Tessuti per tappezzeria in fibre sintetiche e artificiali

Le fibre sintetiche dominano oggi la tappezzeria di serie perché consentono di ottenere prestazioni elevate e costanti a costi controllati, con una tolleranza ai trattamenti tecnici che le fibre naturali non possiedono.

Poliestere per tappezzeria

Il poliestere è la fibra dominante nella tappezzeria contemporanea. Resiste all’abrasione, non assorbe acqua, si asciuga rapidamente, mantiene la stabilità dimensionale e accetta bene sia la tintura in massa sia i finissaggi tecnici.


Tessuto Spalmato Teseo 140 cm: accoppiato in poliestere per rivestimenti e pannelli

Tessuto Spalmato Teseo

Il Tessuto Spalmato Teseo è un accoppiato in 100% poliestere, costruito abbinando uno strato di supporto feltrato a una superficie spalmata a effetto pelle. La grammatura di 350 grammi al metro quadrato lo colloca nella fascia dei rivestimenti strutturali, adatti al contatto continuo e alla sollecitazione tipica delle sedute.

La struttura accoppiata determina il comportamento del materiale: lo strato feltrato garantisce consistenza, potere isolante e capacità di mascherare le irregolarità del supporto, mentre la superficie spalmata unita assicura resistenza al contatto e pulizia rapida con un panno umido, senza necessità di trattamenti specifici. La finitura in tinta unita e l’assenza di elasticità lo rendono adatto tanto alla tappezzeria fissa quanto ai pannelli tesi, dove la stabilità dimensionale è il requisito determinante.

L’altezza di 140 centimetri corrisponde allo standard dei rivestimenti per sedute e semplifica il piazzamento sui pannelli di dimensioni contenute. Il campo d’impiego copre sedute residenziali e contract, pannelli decorativi e fonoassorbenti, testiere e complementi d’arredo. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana, requisito frequentemente richiesto nei capitolati per ambienti pubblici e strutture ricettive.


tessuti scamosciati per tappezzeria

Microfibra e tessuti scamosciati per tappezzeria

Le microfibre sono poliesteri, talvolta combinati con poliammide, di titolo estremamente ridotto. L’elevata densità di fibre per centimetro quadrato produce superfici compatte, morbide e naturalmente resistenti alla penetrazione dei liquidi.

Gli scamosciati e i tessuti a effetto manopesca appartengono a questa famiglia e costituiscono una delle risposte più efficaci alle esigenze delle famiglie con bambini e animali domestici: la superficie compatta non trattiene i peli e non presenta anse in cui gli artigli possano impigliarsi.


Tessuto Scamosciato Texas 140 cm: microfibra effetto scamosciato per rivestimenti d’arredo

Il Tessuto Scamosciato Texas è una microfibra in 100% poliestere con finitura scamosciata, accoppiata a un supporto in maglina. La superficie restituisce una mano morbida e vellutata dall’aspetto simile al camoscio, mentre la grammatura di 240 grammi al metro quadrato assicura la consistenza richiesta dai rivestimenti d’arredo e dai complementi.

Tessuto Scamosciato Texas

La struttura in microfibra determina il comportamento del materiale. L’elevata densità di fibre per centimetro quadrato produce una superficie compatta, priva di anse in cui gli artigli possano impigliarsi e poco incline a trattenere i peli: caratteristiche che la rendono una delle soluzioni più adatte agli ambienti domestici con animali. La compattezza rallenta inoltre la penetrazione dei liquidi, agevolando l’intervento tempestivo sulle macchie.

Il supporto in maglina conferisce estensibilità al materiale, vantaggio significativo nel rivestimento di forme curve e di sedute sagomate, dove un tessuto rigido richiederebbe riprese e pinces. In fase di lavorazione va calibrata la tensione, perché l’accoppiato cede sotto trazione e una tesatura eccessiva può alterare la geometria del pannello. L’altezza di 140 centimetri corrisponde allo standard dei rivestimenti per sedute. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria da esterno

Acrilico per tappezzeria

L’acrilico è la fibra di riferimento per la tappezzeria esposta alla luce. Tinto in massa, garantisce una solidità alla luce eccezionale e un’ottima resistenza agli agenti atmosferici. È il materiale standard delle sedute outdoor e degli arredi per esterni, dove ogni altra fibra cede prima al sole che all’usura meccanica.


Tessuto Outdoor 160 cm: acrilico misto per tappezzeria da esterno

Tessuto Outdoor

Il Tessuto Outdoor è un misto acrilico e poliestere, composto all’80% da fibra acrilica e al 20% da poliestere, con altezza di 160 centimetri e grammatura di 220 grammi al metro quadrato. Il disegno a righe è disponibile in diverse combinazioni cromatiche.

La scelta della fibra risponde al requisito dominante della tappezzeria per esterni. Nell’arredo esposto agli agenti atmosferici la sollecitazione critica non è l’abrasione ma la radiazione ultravioletta: l’acrilico tinto in massa mantiene la saturazione del colore nel tempo, perché il pigmento è incorporato nella fibra e non depositato in superficie. La componente in poliestere aggiunge stabilità dimensionale e resistenza meccanica, mentre il trattamento idrorepellente impedisce l’assorbimento dell’acqua e limita la formazione di muffe nei periodi di esposizione prolungata all’umidità.

Il campo d’impiego copre cuscineria da esterno, sedute e imbottiti da giardino, rivestimenti per arredi di terrazze, dehors e spazi ricettivi all’aperto. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria lucida

Viscosa e fibre artificiali nella tappezzeria

La viscosa proviene da cellulosa rigenerata e si caratterizza per lucentezza e mano fluida a costi contenuti. In tappezzeria non viene impiegata pura, perché perde tenacità da bagnata e resiste poco all’abrasione: compare invece come componente decorativa in miscele con cotone o poliestere, tipicamente nei velluti e nei jacquard, dove garantisce il riflesso serico della superficie.


Tessuto Velluto Jacquard Baia: velluto operato in poliestere per tappezzeria

Il Tessuto Velluto Jacquard Baia è un velluto in 100% poliestere lavorato con tecnica jacquard, che produce disegni in rilievo direttamente in tessitura. L’altezza è di 145 centimetri e la grammatura di 269 grammi al metro quadrato.

Tessuto Velluto Jacquard Baia

L’armatura determina la resa del materiale. La superficie a pelo restituisce profondità cromatica e riflessi che variano con l’incidenza della luce, mentre la lavorazione jacquard genera il contrasto fra le zone in rilievo e il fondo, creando una texture tridimensionale che accompagna gli arredi di gusto classico e di rappresentanza. Il poliestere garantisce stabilità dimensionale e una gestione più semplice rispetto ai velluti in fibre naturali.

Nella lavorazione vanno rispettati due vincoli tipici di questa categoria. Tutti i pannelli richiedono un taglio nello stesso verso del pelo, perché due pezzi orientati in direzioni opposte appaiono di tonalità diversa anche provenendo dalla stessa pezza. Il disegno operato impone inoltre l’allineamento del motivo fra i pannelli adiacenti: entrambi i fattori incidono sul calcolo del fabbisogno, che va maggiorato rispetto a un tessuto in tinta unita di pari altezza. Il campo d’impiego copre il rivestimento di divani, poltrone e sedute di rappresentanza, la cuscineria coordinata e i pannelli decorativi.


tipi di tessuti per tappezzeria

Tessuti per tappezzeria per tipo di armatura

La fibra determina il comportamento chimico e meccanico del rivestimento; l’armatura ne determina l’aspetto, la mano e in larga misura la resistenza. Due tessuti con la stessa composizione possono comportarsi in modo radicalmente diverso a seconda di come sono costruiti.

Tela panama e tessuti a struttura compatta

La tela panama è un’armatura a tela raddoppiata, in cui due o più fili di ordito lavorano insieme contro altrettanti fili di trama. Il risultato è una superficie a scacchiera regolare, corposa e stabile, che rappresenta uno dei riferimenti storici della tappezzeria classica. Si presta al rivestimento di sedute, cuscineria, copriletti e pannelli, e sopporta bene la tensione tipica della tappezzeria fissa.


Tessuto Panama Robinson 280 cm: cotone in armatura panama per complementi e cuscineria

Tess. Panama Robinson

Il Tessuto Panama Robinson è un cotone in armatura panama con altezza di 280 centimetri e grammatura di 190 grammi al metro quadrato. La composizione in fibra naturale pura garantisce traspirabilità e mano asciutta, mentre l’intreccio panama, con i suoi fili raddoppiati, produce la superficie a scacchiera regolare che caratterizza questa famiglia di tessuti.

La grammatura lo colloca nell’ambito della cuscineria, dei complementi decorativi e dei rivestimenti leggeri, dove la resa estetica e la lavorabilità prevalgono sulla resistenza all’abrasione. Il cotone puro consente inoltre una gestione semplice del lavaggio, aspetto rilevante nei complementi sfoderabili.

L’altezza di 280 centimetri costituisce il principale vantaggio operativo: permette di realizzare coordinati e pannelli ampi in pezzo unico, riducendo lo sfrido e limitando le cuciture rispetto alle altezze standard da 140 centimetri. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria in ciniglia

Ciniglia per tappezzeria

La ciniglia si ottiene inserendo in trama un filato peloso che restituisce una superficie vellutata e morbida al tatto. Garantisce un’ottima copertura, un aspetto caldo e una buona resistenza all’abrasione, motivo per cui è fra i tessuti più richiesti per il rivestimento di divani e poltrone. Va valutata la tendenza al rilascio di pelo nelle qualità meno strutturate.


Tessuto Ciniglia Connor 140 cm: ciniglia in poliestere per rivestimento di sedute

Il Tessuto Ciniglia Connor è una ciniglia in 100% poliestere con altezza di 140 centimetri e grammatura di 340 grammi al metro quadrato. La superficie presenta una leggera rigatura strutturata che accompagna la morbidezza tipica dell’armatura, restituendo un aspetto materico e definito.

Tessuto Ciniglia Connor

La ciniglia deve le proprie caratteristiche al filato di trama, ricoperto di fibre disposte radialmente che generano una superficie vellutata a copertura piena. Il risultato è un tessuto morbido al tatto e caldo alla vista, con una grammatura che lo colloca a pieno titolo nella fascia dei rivestimenti strutturali per sedute. La composizione in poliestere garantisce resistenza all’usura, stabilità del colore e manutenzione ordinaria semplice, senza le esigenze di cura richieste dalle ciniglie in fibre naturali.

La finitura in tinta unita e l’assenza di elasticità la rendono adatta tanto alla tappezzeria fissa quanto ai rivestimenti sfoderabili. Il campo d’impiego copre divani, poltrone, sedute residenziali e commerciali, cuscineria coordinata e complementi d’arredo. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria in velluto

Velluto per tappezzeria

Il velluto è un tessuto a pelo, ottenuto con un ordito supplementare tagliato dopo la tessitura. Restituisce profondità cromatica e riflessi variabili in base all’incidenza della luce. Nelle versioni in poliestere unisce l’effetto di pregio a una gestione pratica, mentre i velluti in fibre naturali richiedono maggiore attenzione. In fase di taglio va sempre rispettato il verso del pelo, pena evidenti differenze di tono fra i pannelli.


Tessuto Velluto Arredamento 140 cm: velluto unito in poliestere per rivestimenti

Tessuto Velluto Arredamento

Il Tessuto Velluto Arredamento è un velluto in 100% poliestere a tinta unita, con altezza di 140 centimetri e grammatura di 300 grammi al metro quadrato. La superficie a pelo compatto restituisce la profondità cromatica caratteristica dell’armatura, con riflessi che variano in funzione dell’incidenza della luce e dell’angolo di osservazione.

La tinta unita valorizza il comportamento ottico del pelo senza l’interferenza di un disegno, motivo per cui questa costruzione resta il riferimento per il rivestimento di sedute di rappresentanza e per gli ambienti che richiedono superfici cromaticamente piene. Il poliestere garantisce stabilità del colore, resistenza all’usura e una manutenzione ordinaria semplice rispetto ai velluti in fibre naturali, che richiedono invece cure specifiche.

In fase di lavorazione va rispettato il verso del pelo su tutti i pannelli: due pezzi tagliati in direzioni opposte appaiono di tonalità differente anche provenendo dalla stessa pezza, e l’errore non è correggibile a rivestimento montato. Il campo d’impiego copre divani, poltrone, sedute imbottite, testiere e cuscineria coordinata.


tappezzeria jacquard

Jacquard e damaschi per tappezzeria

La lavorazione jacquard consente di ottenere disegni complessi direttamente in tessitura, con effetti di rilievo e contrasti fra zone opache e zone lucide. È l’armatura della tappezzeria classica e di rappresentanza. La struttura risulta generalmente compatta e resistente, ma il rapporto di disegno esteso incide in modo significativo sul calcolo del fabbisogno.


Tessuto Yvonne Jacquard 280 cm: jacquard geometrico in misto cotone per arredo

Il Tessuto Yvonne Jacquard è un misto composto al 55% da poliestere e al 45% da cotone, lavorato con tecnica jacquard a disegni geometrici. L’altezza è di 280 centimetri e la grammatura di 215 grammi al metro quadrato.

Tessuto Yvonne Jacquard

La lavorazione jacquard genera il motivo direttamente in tessitura, non per stampa: il disegno risulta quindi strutturale, con effetti di rilievo e contrasti fra zone opache e zone riflettenti che variano con l’illuminazione. La geometria del decoro accompagna tanto gli ambienti contemporanei quanto quelli di impostazione classica, a seconda dell’accostamento cromatico scelto.

La miscela di fibre determina il comportamento del materiale: il cotone garantisce mano naturale e traspirabilità, il poliestere aggiunge stabilità dimensionale e resistenza, riducendo la tendenza allo stropicciamento della componente vegetale. L’altezza di 280 centimetri consente di realizzare pannelli e coordinati in pezzo unico, vantaggio significativo su un tessuto operato dove ogni cucitura richiede l’allineamento del motivo.

Nel calcolo del fabbisogno va considerato il rapporto di disegno, che impone di allineare il motivo fra i pannelli adiacenti e comporta una maggiorazione rispetto a un tessuto in tinta unita di pari altezza. Il campo d’impiego copre cuscineria, complementi decorativi, pannelli e rivestimenti d’arredo. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria bouclé

Bouclé e tessuti a effetto lana per tappezzeria

Il tessuto bouclé si caratterizza per un filato ad anelli che produce una superficie irregolare e materica, molto richiesta nell’arredo contemporaneo. Garantisce un aspetto morbido e avvolgente, ma richiede una valutazione attenta in presenza di animali domestici, perché gli anelli in superficie possono impigliarsi facilmente.


Tessuto Bouclé Emily 140 cm: bouclé in poliestere per rivestimento di sedute

Tessuto Bouclé Emily

Il Tessuto Bouclé Emily è un bouclé in 100% poliestere con altezza di 140 centimetri e grammatura di 340 grammi al metro quadrato. La superficie si presenta corposa e leggermente mossa, con l’effetto materico irregolare che caratterizza questa lavorazione.

Il bouclé deve il proprio aspetto al filato ad anelli impiegato in tessitura, che genera una superficie in rilievo dalla profondità variabile. Il risultato è un tessuto morbido e avvolgente, molto richiesto nell’arredo contemporaneo per la capacità di riscaldare visivamente gli ambienti dalle linee essenziali. La grammatura lo colloca nella fascia dei rivestimenti strutturali, adatti al rivestimento di divani, poltrone e sedute soggette a uso quotidiano.

La composizione in poliestere garantisce stabilità dimensionale, resistenza all’usura e manutenzione ordinaria semplice. Come per tutte le superfici a riccio, va valutata la destinazione negli ambienti con animali domestici: gli anelli in rilievo possono impigliarsi al contatto con gli artigli, condizione che in quel contesto suggerisce di orientarsi su superfici compatte.

La finitura in tinta unita e l’assenza di elasticità lo rendono adatto tanto alla tappezzeria fissa quanto ai rivestimenti sfoderabili. La certificazione OEKO-TEX® Standard 100 attesta l’assenza di sostanze nocive per la salute umana.


tappezzeria in canapa

Canapone e tessuti a effetto canapa per tappezzeria

Il canapone è un tessuto a intreccio grosso con trama e ordito fitti, il cui nome deriva dalla somiglianza con la canapa. Si caratterizza per elevata resistenza e aspetto rustico, e viene impiegato tanto negli arredi classici quanto in quelli di gusto contemporaneo, comprese le applicazioni esposte agli agenti atmosferici.


Tessuto Canapone Opis 280 cm: misto cotone a effetto canapa per arredo

Il Tessuto Canapone Opis è un misto composto al 67% da poliestere e al 33% da cotone, con altezza di 280 centimetri e grammatura di 225 grammi al metro quadrato. La trama in rilievo restituisce l’aspetto materico e leggermente irregolare che caratterizza questa famiglia di tessuti.

Tessuto Canapone Opis

Il canapone deve il proprio nome alla somiglianza con la canapa: l’intreccio grosso, con trama e ordito fitti, produce una superficie corposa dal carattere rustico, che nell’arredo contemporaneo viene ricercata per la capacità di introdurre texture negli ambienti dalle linee pulite. La miscela di fibre bilancia i due contributi, con il cotone che garantisce mano naturale e traspirabilità e il poliestere che aggiunge stabilità dimensionale e resistenza all’usura.

L’altezza di 280 centimetri consente di realizzare pannelli ampi e coordinati in pezzo unico, riducendo lo sfrido rispetto alle altezze standard. Il campo d’impiego copre rivestimenti d’arredo, cuscineria e complementi, con una cartella colori ampia che permette di adattare il materiale a diversi registri cromatici.


tappezzeria in ecopelle

Ecopelle e rivestimenti sintetici per tappezzeria

Accanto ai tessuti veri e propri, la tappezzeria impiega rivestimenti a superficie continua che riproducono l’aspetto della pelle. Non sono tessuti in senso stretto, perché privi di una struttura di trama e ordito in superficie, ma rientrano a pieno titolo fra i materiali da rivestimento.

Ecopelle in poliuretano per tappezzeria

L’ecopelle in poliuretano è costituita da un supporto tessile spalmato con uno strato polimerico. Si caratterizza per morbidezza, buona traspirabilità relativa e semplicità di manutenzione: nella maggior parte dei casi la pulizia ordinaria si esegue con un panno umido. È la soluzione più diffusa nel rivestimento di sedute moderne, sgabelli e arredi commerciali.


Tessuto Lepoc 140 cm: ecopelle in poliuretano per rivestimento di sedute

Tessuto Lepoc

Il Tessuto Lepoc è un’ecopelle composta al 60% da poliuretano, al 30% da poliestere e al 10% da cotone, con altezza di 140 centimetri e grammatura di 340 grammi al metro quadrato. La finitura liscia riproduce l’aspetto della pelle senza impiego di materiali di origine animale.

La struttura è quella tipica dell’ecopelle: un supporto tessile, qui in misto poliestere e cotone, accoppiato a uno strato polimerico in poliuretano che costituisce la superficie a vista. Il poliuretano garantisce morbidezza superiore rispetto ai rivestimenti in polivinilcloruro e una manutenzione ordinaria che nella maggior parte dei casi si esaurisce con il passaggio di un panno umido, senza necessità di prodotti specifici.

La grammatura colloca il materiale nella fascia dei rivestimenti strutturali, adatti al contatto continuo e alla sollecitazione delle sedute. Il campo d’impiego copre divani, poltrone, sedute residenziali e commerciali, cuscineria e complementi, con l’altezza di 140 centimetri che corrisponde allo standard dei rivestimenti per imbottiti.


tappezzeria in pvc

Rivestimenti in PVC per tappezzeria

I rivestimenti in polivinilcloruro garantiscono impermeabilità totale e resistenza meccanica elevata, con costi generalmente inferiori rispetto al poliuretano. Sono indicati per gli ambienti ad alta frequentazione e per le applicazioni dove la pulizia deve essere rapida e frequente, dalla ristorazione alle strutture sanitarie. La mano risulta meno morbida e la traspirabilità è nulla.


Tessuto Melissa 140 cm: rivestimento in PVC effetto pelle per sedute

Il Tessuto Melissa è un rivestimento in 100% polivinilcloruro a effetto pelle, con altezza di 140 centimetri e grammatura di 465 grammi al metro quadrato. Si tratta del materiale con la consistenza più elevata fra i rivestimenti sintetici, caratteristica che ne determina il campo d’impiego.

Tessuto Melissa

Il polivinilcloruro garantisce impermeabilità totale e resistenza meccanica elevata: la superficie continua non assorbe liquidi e sopporta la pulizia frequente con prodotti detergenti, senza degradarsi. È la ragione per cui questa famiglia di rivestimenti resta il riferimento negli ambienti ad alta frequentazione, dove la sanificazione rapida e ripetuta è parte della gestione ordinaria.

Il campo d’impiego copre il rivestimento di divani, poltrone e sedute, con particolare pertinenza per la ristorazione, le strutture sanitarie e gli spazi commerciali. L’altezza di 140 centimetri corrisponde allo standard dei rivestimenti per imbottiti.


tappezzeria antimacchia

Tessuti tecnici per tappezzeria: antimacchia, outdoor e ignifughi

La tappezzeria contemporanea si è arricchita di una categoria di materiali progettati per rispondere a un requisito prestazionale specifico. Il trattamento tecnico non sostituisce la qualità di base del tessuto, ma ne estende il campo di impiego.

Tessuti per tappezzeria antimacchia e idrorepellenti

I finissaggi idrorepellenti e oleorepellenti riducono la tensione superficiale, impedendo ai liquidi di penetrare immediatamente nella fibra e concedendo il tempo di intervenire. Vanno distinti dai tessuti a struttura intrinsecamente compatta, come le microfibre, dove l’effetto deriva dalla costruzione e non da un trattamento. I finissaggi si attenuano con i lavaggi ripetuti, mentre la compattezza strutturale permane.

Tessuti per tappezzeria outdoor

La tappezzeria per esterni pone un problema diverso da quello domestico: la sollecitazione dominante non è l’abrasione ma la radiazione ultravioletta, accompagnata da umidità e sbalzi termici. Le fibre acriliche tinte in massa e i poliesteri ad alta solidità rappresentano i riferimenti della categoria, insieme ai supporti trattati contro la formazione di muffe.

Tessuti per tappezzeria intrinsecamente ignifughi

Nel contract la differenza fra un tessuto trattato e un tessuto intrinsecamente ignifugo è sostanziale. Nel primo caso la prestazione deriva da una sostanza applicata in finissaggio, destinata a degradarsi con i lavaggi; nel secondo la caratteristica risiede nella struttura chimica del polimero e permane per l’intera vita del rivestimento. Per gli ambienti soggetti a certificazione periodica la seconda soluzione risulta quasi sempre più conveniente sul ciclo di vita.

scegliere tappezzeria

Come scegliere il tessuto per tappezzeria in base alla destinazione d’uso

Il metodo più affidabile per orientare la scelta consiste nel partire dalla destinazione d’uso e risalire ai requisiti minimi, anziché partire dal tessuto e verificare a posteriori se sia adeguato. La tabella riepiloga i riferimenti operativi.

Destinazione d’usoMartindale minimoRequisiti aggiuntivi
Cuscini e complementi decorativiNon determinanteCoordinamento estetico, lavabilità
Testiere e pannelli imbottiti10.000Stabilità dimensionale, solidità alla luce
Poltrone da camera e sedute occasionali15.000Buon recupero dalla compressione
Divani familiari e sedie da pranzo20.000 – 25.000Scivolamento in cucitura contenuto, lavabilità
Uffici e sale d’attesa30.000Solidità alla luce 5-6, resistenza al pilling 4-5
Hotel, ristoranti, spazi pubblici40.000 e oltreClasse 1 IM sull’assieme, EN 1021-1 e 1021-2
Arredo per esterni25.000 – 40.000Fibra tinta in massa, solidità alla luce 7-8, antimuffa

Tappezzeria residenziale: priorità e compromessi

Nell’ambito domestico la scelta si gioca sull’equilibrio fra estetica, comfort tattile e facilità di gestione. Il Martindale non deve essere massimizzato a ogni costo: superare largamente i requisiti d’uso significa spesso rinunciare alla morbidezza senza un beneficio reale. Il fattore che merita maggiore attenzione è invece la presenza di bambini o animali, che sposta la priorità sulla lavabilità e sulla compattezza della superficie.

Tappezzeria contract: obblighi normativi e ciclo di vita

Nel contract la logica si inverte. La prestazione tecnica prevale sul gusto e la documentazione diventa parte integrante della fornitura: certificazioni di reazione al fuoco, rapporti di prova sull’abrasione e schede di manutenzione vanno acquisiti prima dell’ordine, non a lavorazione avviata.

Tappezzeria per esterni: la luce prima dell’usura

Per gli arredi esposti agli agenti atmosferici il criterio guida è la solidità del colore alla luce, seguita dalla resistenza all’umidità. Un tessuto con eccellente resistenza meccanica ma scarsa tenuta ai raggi ultravioletti perde tono nel giro di una stagione, rendendo irrilevante ogni altro parametro.

calcolo metraggio tappezzeria

Quanto tessuto serve per tappezzeria: calcolo del metraggio

Il fabbisogno dipende dalle dimensioni dell’arredo, dall’altezza della pezza, dal rapporto di disegno e dalla presenza del pelo. I valori riportati di seguito sono indicativi e riferiti a un’altezza di 140 centimetri con tessuto in tinta unita: vanno sempre verificati sul modello reale e sul rilievo del tappezziere.

Elemento da rivestireMetraggio indicativo (altezza 140 cm)
Sedia con seduta imbottitaDa 0,5 a 1 metro
Sedia con seduta e schienale imbottitiDa 1,5 a 2,5 metri
PoltronaDa 3 a 5 metri
Divano a due postiDa 8 a 11 metri
Divano a tre postiDa 12 a 16 metri
Testiera matrimonialeDa 3 a 4 metri
Cuscino 45 x 45 centimetriCirca 0,5 metri

Rapporto di disegno e incidenza sullo sfrido

Il rapporto di disegno indica la distanza dopo la quale il motivo si ripete, in altezza e in larghezza. Nei jacquard e nelle stampe di grande formato può superare i cinquanta centimetri e in alcuni casi raggiunge il metro. Ogni pannello va tagliato allineando il motivo con quelli adiacenti, il che comporta uno scarto proporzionale al rapporto: su un disegno da sessanta centimetri l’incremento di fabbisogno può superare il venti per cento rispetto alla tinta unita.

Verso del pelo e direzione di taglio

Nei velluti, negli scamosciati e in tutti i tessuti a superficie orientata il pelo riflette la luce in modo diverso a seconda della direzione. Tutti i pannelli vanno tagliati nello stesso verso, senza eccezioni: due pezzi tagliati in direzioni opposte appaiono di tonalità differente anche se provengono dalla stessa pezza. La conseguenza pratica è l’impossibilità di ottimizzare il piazzamento ruotando i pannelli, con un ulteriore incremento del fabbisogno.

manutenzione tappezzeria

Manutenzione dei tessuti per tappezzeria

La durata effettiva di un rivestimento dipende dalla manutenzione quanto dalle sue caratteristiche intrinseche. Le schede tecniche riportano codici internazionali che indicano il metodo di pulizia ammesso: conoscerli evita danni irreversibili al primo intervento.

CodiceMetodo di pulizia ammesso
WPulizia con prodotti a base acquosa
SPulizia con solventi, esclusi i prodotti a base acquosa
WSAmmessi sia prodotti a base acquosa sia solventi
XSolo aspirazione e spazzolatura, nessun agente liquido

Buone pratiche di manutenzione della tappezzeria

Alcune abitudini semplici prolungano in modo sensibile la vita del rivestimento. L’aspirazione regolare rimuove il particolato che agisce da abrasivo fra le fibre. Le macchie vanno tamponate e mai strofinate, perché lo sfregamento le spinge in profondità e altera la superficie. I cuscini sfoderabili vanno ruotati periodicamente per distribuire l’usura. L’esposizione diretta e prolungata alla luce solare va limitata, soprattutto sui toni intensi. Prima di qualsiasi trattamento è sempre opportuno eseguire una prova su una zona nascosta.

campioni di tappezzeria

Errori più frequenti nella scelta dei tessuti per tappezzeria

L’esperienza quotidiana con tappezzieri e atelier evidenzia un numero contenuto di errori ricorrenti, che si ripresentano con notevole costanza e che è possibile prevenire con una verifica preliminare.

  • Valutare soltanto il Martindale. Un valore elevato non compensa una scarsa solidità del colore o un cattivo comportamento in cucitura.
  • Impiegare un tessuto per abbigliamento in tappezzeria. Grammature e armature dell’abbigliamento non sopportano la sollecitazione continua della seduta.
  • Ignorare il rapporto di disegno nel preventivo. È la causa più comune del metraggio insufficiente e del conseguente ricorso a una pezza di partita diversa.
  • Ordinare in tempi diversi senza verificare la partita. Bagni di tintura differenti generano scarti cromatici visibili sui pannelli affiancati.
  • Dare per certificato l’assieme partendo dal tessuto. Nel contract la Classe 1 IM riguarda la combinazione di rivestimento e imbottitura, non il solo rivestimento.
  • Trascurare il prelavaggio nei rivestimenti sfoderabili. Un ritiro anche minimo dopo il confezionamento rende la fodera inutilizzabile.

Tessuti per tappezzeria all’ingrosso: l’esperienza Cimmino dal 1750

Manifattura Foderami Cimmino seleziona e distribuisce tessuti per home decor professionale dal 1750. L’azienda affianca tappezzieri, atelier, produttori di imbottiti e operatori HO.RE.CA nella scelta del materiale adatto a ogni progetto, con disponibilità di campionature, vendita al metraggio e forniture di tessuti all’ingrosso in tutta Italia.

La scelta di un tessuto per tappezzeria richiede il confronto fra requisiti d’uso, vincoli normativi e resa estetica: un confronto che conviene affrontare prima dell’ordine e non a lavorazione avviata. Il nostro ufficio tecnico è a disposizione per la valutazione delle schede tecniche e per la verifica di conformità sui progetti contract.


FAQ – Domande frequenti sui tessuti per tappezzeria

Qual è il tessuto più resistente per tappezzeria?

I tessuti in poliestere ad alta densità, le microfibre e le ciniglie strutturate raggiungono i valori di resistenza all’abrasione più elevati, superando frequentemente i quarantamila cicli Martindale. La resistenza complessiva dipende però anche dalla solidità del colore e dal comportamento in cucitura, che vanno verificati insieme al dato di abrasione.

Quanti cicli Martindale servono per un divano?

Per un divano di uso familiare regolare il riferimento si colloca fra ventimila e venticinquemila cicli Martindale. Per un impiego intensivo o in ambiente contract il valore minimo sale a quarantamila cicli.

Che differenza c’è tra un tessuto per tappezzeria e un tessuto per tende?

Il tessuto per tappezzeria lavora sotto carico e sotto attrito, quindi richiede grammature elevate, armature compatte e resistenza all’abrasione certificata. Il tessuto per tende lavora sospeso in verticale e privilegia invece la caduta, la leggerezza e la solidità alla luce.

Posso usare un tessuto per abbigliamento per rivestire una poltrona?

Non è consigliabile. I tessuti per abbigliamento presentano grammature e strutture pensate per il drappeggio del corpo e non per la sollecitazione continua di una seduta, con conseguente usura precoce e cedimento delle cuciture.

Quanto tessuto serve per rivestire un divano a tre posti?

Per un divano a tre posti servono indicativamente dai dodici ai sedici metri di tessuto in altezza 140 centimetri e in tinta unita. Con tessuti a disegno o a pelo il fabbisogno aumenta in proporzione al rapporto di disegno e al vincolo di direzione del taglio.

Qual è il miglior tessuto per tappezzeria con cani e gatti?

Le microfibre e i tessuti scamosciati a superficie compatta risultano la scelta più adatta, perché non presentano anse in cui gli artigli possano impigliarsi e trattengono meno i peli. Vanno evitati i bouclé e i tessuti a riccio.

I tessuti per tappezzeria devono essere ignifughi?

Nell’ambito domestico non esiste un obbligo generale. Nei luoghi soggetti a controllo dei vigili del fuoco, come hotel, ristoranti e strutture aperte al pubblico, è invece richiesta la classificazione di reazione al fuoco secondo il D.M. 26 giugno 1984, con attribuzione della Classe 1 IM all’assieme di rivestimento e imbottitura.

Come si puliscono i tessuti per tappezzeria?

Il metodo ammesso è indicato dal codice riportato in scheda tecnica. La sigla W consente prodotti a base acquosa, la S impone solventi, la WS ammette entrambi, la X limita l’intervento ad aspirazione e spazzolatura. Le macchie vanno sempre tamponate e mai strofinate.

Meglio fibre naturali o sintetiche per la tappezzeria?

Le fibre naturali garantiscono mano e traspirabilità superiori, le sintetiche prevalgono su resistenza, stabilità dimensionale e facilità di manutenzione. Le miscele rappresentano nella maggior parte dei progetti il compromesso più efficace, perché combinano l’aspetto delle prime con le prestazioni delle seconde.

denim jeans

Tessuto denim: caratteristiche, once, tipologie e usi del jeans

Con il nome denim vengono indicati tessuti che si comportano in modo molto diverso tra loro. Cambia il peso, cambia la presenza di elastan, cambia il trattamento antiritiro, e ognuno di questi elementi incide sul capo finito prima ancora che sul suo aspetto: sulla resa in taglio, sulla tenuta delle cuciture, sulla taglia dopo il primo lavaggio.

Manifattura Foderami Cimmino lavora tessuti dal 1750 e rifornisce sarti, atelier e confezionisti in tutta Italia. Questa guida raccoglie i criteri per scegliere il tessuto denim adatto a ciascun capo: come si legge il peso, quali tipologie esistono, quanto tessuto serve per una produzione e quali accorgimenti richiede in confezione.

tessuto denim

Che cos’è il tessuto denim e quali sono le sue caratteristiche distintive

Il denim è un tessuto ad armatura saia costruito con ordito tinto e trama in filato non tinto: da questa asimmetria derivano il diritto blu compatto e il rovescio più chiaro che lo rendono immediatamente riconoscibile. A definirlo è quindi la costruzione, non la fibra impiegata.

La base è il cotone, puro nelle costruzioni tradizionali oppure in mischia nelle versioni contemporanee. Accanto all’elastan dei tessuti elasticizzati si trovano fibre sintetiche e artificiali impiegate per alleggerire il tessuto, aumentarne la stabilità dimensionale o contenerne il costo, con effetti diretti sulla caduta e sul comportamento al lavaggio.

Nell’uso corrente denim e jeans sono sinonimi, ma indicavano due tessuti distinti. Nel denim il filo di ordito era blu e quello di trama bianco o écru. Nel jeans, invece, ordito e trama avevano lo stesso colore, quasi sempre blu. La distinzione compare in “Stample cotton fabrics” di John Hoye, pubblicato negli Stati Uniti nel 1942, che descrive il jeans come una saia di cotone monocroma impiegata per pantaloni, abiti sportivi, uniformi sanitarie e per foderare calzature, mentre destina il denim agli abiti da lavoro pesante.

Da Chieri a Nîmes: l’origine italiana del tessuto jeans

La storia del tessuto comincia in Piemonte. A Chieri, nel XV secolo, si produceva un fustagno blu molto resistente tinto con il guado. Nella città francese di Nîmes si sviluppò parallelamente un tessuto analogo, la serge de Nîmes, il cui nome venne poi contratto in denim.

Il tessuto piemontese seguiva invece la rotta commerciale del porto di Genova, dove serviva per le vele delle navi e per coprire le merci sulle banchine. Gli americani storpiarono l’espressione francese bleu de Gênes, il blu di Genova, fino a ottenere il termine blue jeans. Due città europee, quindi, per due nomi che oggi indicano lo stesso materiale.

armatura denim

Come è fatto il tessuto denim: armatura, filatura e tintura

La costruzione del denim si regge su tre elementi che ne determinano il comportamento in confezione: il tipo di armatura, la filatura dell’ordito e il metodo di tintura.

L’armatura saia e i tre tipi di diagonale

Il denim si lavora su armatura saia, generalmente in rapporto tre a uno, dove il filo di ordito passa sopra tre fili di trama e sotto uno. Da qui nasce la diagonale visibile sul diritto. La direzione di quella diagonale non è un dettaglio estetico, perché incide sulla mano del tessuto e sul comportamento del capo finito.

Tipo di saiaDirezione della diagonaleComportamento del tessuto
Right hand twillDal basso a sinistra verso l’alto a destraCostruzione compatta e mano più asciutta; è la più diffusa nella produzione industriale
Left hand twillDal basso a destra verso l’alto a sinistraDopo il lavaggio risulta più morbida e sviluppa sfumature più marcate
Broken twillDiagonale interrotta e alternataIntrodotta a metà degli anni Sessanta proprio per contrastare la torsione della gamba nel capo finito

Dalla fibra al filo: la filatura dell’ordito

La lavorazione parte dalla fibra di cotone, che viene pulita e mescolata per uniformare le partite. Segue la cardatura, che separa le fibre e le raccoglie in nastri, poi stirati e ritorti fino a ottenere un filo continuo avvolto su bobine. Nel denim tradizionale l’ordito è un filato ritorto, mentre la trama resta in cardato: è questa differenza di costruzione tra i due sistemi a generare la superficie irregolare che il tessuto sviluppa con l’uso.

La tintura indaco e perché il tessuto jeans rilascia colore

Il denim si tinge quando è ancora allo stato di filo, prima della tessitura. Il colorante si deposita sullo strato esterno del filato attraverso bagni successivi e ossidazione, lasciando il cuore del filo bianco naturale. È il procedimento chiamato tintura ad anello.

Questa costruzione spiega due comportamenti che vengono spesso scambiati per difetti di produzione. Il primo è lo scarico di colore nei primi lavaggi, dovuto al colorante superficiale non fissato. Il secondo sono le sfumature che si formano con l’uso: l’abrasione consuma lo strato tinto ed espone il cuore chiaro del filo, generando i baffi sulle cosce e le nervature verticali tipiche del capo vissuto.

Non tutti i denim si comportano così. Nelle costruzioni double dyed, tipiche dei neri pieni, vengono tinti entrambi i sistemi di fili: il tessuto mantiene il tono uniforme e non sviluppa le sfumature chiare caratteristiche dell’indaco. È una scelta da valutare quando il capo non deve invecchiare a vista.

Per chi produce questo comporta un’accortezza operativa precisa. Nei capi che accostano denim a tessuti chiari, o nei rivestimenti destinati a contatto prolungato, il rischio di trasferimento di colore va valutato prima della produzione, testando il tessuto in bagnato su un campione del materiale con cui verrà accoppiato.

stoffa denim

Le once del denim: come si legge il peso del tessuto jeans

Il peso del denim si esprime tradizionalmente in once, ma la stessa cifra indica grammature diverse a seconda della convenzione adottata dal fornitore. È la principale fonte di equivoci negli acquisti tessili.

La convenzione internazionale prevalente è l’oncia per iarda quadrata, indicata come oz/yd², dove un’oncia per iarda quadrata corrisponde a circa 33,9 grammi per metro quadro. Una parte dei fornitori esprime invece il peso in once-massa riferite al metro quadro, dove un’oncia equivale a 28,35 grammi. Lo scarto tra le due letture supera il venti per cento.

Denominazione commercialeLetta come oz/yd² (× 33,9)Letta come oncia per m² (× 28,35)
8 oz≈ 271 g/m²≈ 227 g/m²
10,5 oz≈ 356 g/m²≈ 298 g/m²
12 oz≈ 407 g/m²≈ 340 g/m²
13,5 oz≈ 458 g/m²≈ 383 g/m²
14 oz≈ 475 g/m²≈ 397 g/m²
16 oz≈ 542 g/m²≈ 454 g/m²

Che grammatura scegliere in base al capo da confezionare

La grammatura del tessuto determina caduta, tenuta della forma e lavorabilità. Queste sono le fasce di riferimento espresse in grammi per metro quadro, l’unità che permette il confronto tra fornitori.

Fascia di pesoComportamento del tessutoDestinazione tipica
200 – 250 g/m²Morbido, caduta fluida, cucitura sempliceCamiceria, abiti leggeri, gonne, capi primavera-estate
250 – 320 g/m²Equilibrio tra struttura e comfort, spesso elasticizzatoPantaloni di uso quotidiano, giacche leggere, capi aderenti
320 – 420 g/m²Strutturato, mantiene la forma, richiede aghi dedicatiJeans classici, giacche in denim, capispalla
Oltre 420 g/m²Rigido, elevata resistenza all’abrasioneAbbigliamento da lavoro, workwear, applicazioni tecniche
tipi di denim per sartoria

Le tipologie di tessuto denim più usate in confezione

Sotto il nome denim sono raggruppate costruzioni molto diverse tra loro, che si comportano in modo diverso in taglio, in cucitura e al lavaggio.

TipologiaCostruzioneCosa comporta in produzione
Denim rigido o grezzo100% cotone non trattato dopo la tessituraRitiro marcato al primo lavaggio; si modella progressivamente con l’uso
Denim sanforizzatoPreretratto meccanicamente in finissaggioStabilità dimensionale e taglie costanti dopo il lavaggio
Denim elasticizzatoCotone con una quota di elastan, di norma tra l’1% e il 3%Consente vestibilità aderenti; richiede controllo su recupero elastico e torsione
Denim leggeroGrammature inferiori ai 250 g/m²Adatto a camiceria e capi estivi, cuciture più semplici e meno spessori
Denim con cimosaTessuto su telai a navetta, bordo autofinitoAltezze ridotte e resa in taglio inferiore, a fronte di una densità maggiore
Denim in mischiaCotone con fibre artificiali o sintetiche, tipo lyocell o poliestereCaduta più fluida o maggiore stabilità dimensionale, a seconda della fibra associata
Denim tricotatoCostruzione a maglia anziché su telaioRiproduce l’aspetto del denim con il comfort di una maglina; cuciture più semplici, minore tenuta della forma
Bull denimSaia molto compatta, grammature elevateImpiego tecnico e workwear; richiede macchine e aghi adeguati

Denim rigido o elasticizzato: come si decide

La scelta non dipende dallo stile del capo ma dalla vestibilità che si vuole ottenere e dalle lavorazioni previste a valle.

Il denim rigido garantisce una struttura netta e si presta ai capi che devono mantenere la forma nel tempo, ma non tollera vestibilità aderenti senza limitare il movimento. È inoltre il substrato che risponde meglio ai trattamenti di invecchiamento, perché la superficie non trattata sviluppa contrasti più marcati.

Il denim elasticizzato consente vestibilità skinny e slim mantenendo il comfort, ma introduce due variabili da verificare in campionatura. La prima è il recupero elastico, che stabilisce se il capo si deforma alle ginocchia dopo poche ore di utilizzo. La seconda è la torsione della gamba, che si manifesta quando la costruzione non è stata termofissata correttamente e che diventa evidente solo dopo i primi lavaggi domestici, quando il capo è già sul mercato.

Il denim con cimosa e la resa in taglio

Il denim con cimosa nasce su telai a navetta, che producono un bordo autofinito e non sfilacciabile. La lavorazione è più lenta e le altezze sono sensibilmente ridotte rispetto alla produzione su telai moderni, quindi il costo per capo cresce sia per il prezzo del tessuto sia per la minore efficienza del piazzamento.

Ha senso quando la cimosa diventa elemento di riconoscibilità del prodotto, tipicamente nel risvolto del pantalone, e quando il posizionamento del capo giustifica il maggior costo industriale. Per una produzione a volume su vestibilità standard, la resa non lo ripaga.

tipologie di denim

Denim, gabardine, drill e canvas: come si distinguono

Sono tessuti robusti, tradizionalmente a base di cotone, e vengono spesso confusi tra loro. Differiscono però per costruzione e per destinazione d’uso.

TessutoCostruzioneAspetto e manoImpiego prevalente
DenimSaia con ordito tinto e trama naturaleDiritto blu, rovescio più chiaro, superficie che si consuma a vistaJeans, giacche, workwear, arredo informale
GabardineSaia fitta con ordito e trama tintiDiagonale sottile e uniforme, mano compatta e lisciaPantaloni formali, divise, capispalla
DrillSaia più grossolana rispetto alla gabardineSuperficie opaca, diagonale marcataAbbigliamento da lavoro, pantaloni robusti
CanvasArmatura tela, filati grossiSuperficie piatta e rigida, senza diagonaleBorse di tela, teli, calzature, tappezzeria leggera

La differenza operativa più rilevante riguarda l’invecchiamento. Il denim è l’unico dei quattro in cui l’usura è un valore estetico ricercato, perché la tintura ad anello espone progressivamente il cuore chiaro del filo. Negli altri tre l’abrasione produce semplicemente un capo consumato.

produzione di jeans

Ritiro e sanforizzazione: quanto tessuto denim ordinare

Un denim non sanforizzato reagisce al primo lavaggio restringendosi mediamente tra il dieci e il dodici per cento. Su metrature di produzione significative il dato non è marginale: ignorarlo significa capi fuori taglia e scarto di tessuto già tagliato. I processi di sanforizzazione contengono il ritiro entro percentuali molto più basse, ma il valore va verificato sulla singola partita, perché varia con la costruzione e con il finissaggio applicato.

Il procedimento corretto prima di lanciare una produzione prevede tre passaggi. Si lava un campione secondo il ciclo previsto per il capo finito, si misura il ritiro su ordito e trama separatamente, perché non è mai simmetrico, e si ricalcola il consumo su quel dato invece che sulla misura a secco.

pantaloni di jeans

Quanto denim serve per un paio di pantaloni

I consumi seguenti sono indicativi e riferiti a un’altezza di pezza di 150 centimetri, con piazzamento standard e senza corrispondenza di fantasia. Il dato reale dipende dal modello, dalla taglia e dall’efficienza del marker.

CapoConsumo indicativo (h 150 cm)Note
Pantalone cinque tasche adulto1,4 – 1,7 mVaria con la taglia e con la larghezza della gamba
Gonna in denim al ginocchio0,8 – 1,1 mConsumo contenuto, buona resa del piazzamento
Giacca in denim adulto1,8 – 2,2 mAumenta con maniche lunghe e tasche applicate
Camicia in denim leggero1,6 – 2,0 mIncidono collo, polsini e carré

A questi valori va aggiunta la percentuale di ritiro rilevata sul campione, se il tessuto non è sanforizzato, e un margine per i difetti di pezza, che nei tessuti tinti in filo si concentrano soprattutto nell’ordito.

cucire denim

Cucire il denim: aghi, filati e accorgimenti di confezione

Il denim mette sotto sforzo macchine e materiali di consumo più di quasi ogni altro tessuto da abbigliamento, soprattutto nei punti in cui si sovrappongono più strati.

Aghi e filati

  • Per le grammature medie si lavora con aghi da 90/14 a 100/16; sopra i 400 g/m² e sugli spessori si sale fino a 110/18.
  • La punta va scelta a lama tonda per non tranciare i filati dell’ordito, con gambo rinforzato per resistere alla flessione sugli spessori.
  • Il filo di cucitura strutturale è generalmente in poliestere ritorto, che mantiene tenuta e stabilità dimensionale al lavaggio.
  • Per le impunture a vista si utilizzano filati più grossi in tinta contrastante, con lunghezza punto intorno ai 3 – 3,5 millimetri per ottenere il rilievo tipico del capo.

Accorgimenti in confezione

  • Gli spessori vanno battuti prima della cucitura per ridurre lo scarto di altezza e prevenire la rottura dell’ago.
  • Il cavallo e le cuciture laterali richiedono punti a elevata resistenza, perché sono i punti dove il capo cede per primo.
  • Le tasche non vanno mai confezionate con lo stesso tessuto esterno: servono tele dedicate, che assorbono l’abrasione senza appesantire il capo.
  • Sui denim elasticizzati la stiratura va tenuta a temperatura controllata, perché il calore eccessivo compromette il recupero dell’elastan.
denim stonewashed

I trattamenti e i lavaggi del tessuto denim

Il denim si presta a una gamma ampia di finissaggi, applicati dopo la tessitura o direttamente sul capo confezionato, che ne modificano colore, contrasto e mano.

TrattamentoProcedimentoRisultato
Rinse washSemplice lavaggio in acquaElimina la rigidità iniziale mantenendo il tono scuro
BleachedLavaggio con aggiunta di cloroTonalità schiarite, fino alle versioni super-bleached
Tie-bleachedTessuto legato durante il lavaggioChiazze irregolari di colore distribuite in modo casuale
Stone washedLavaggio con pietra pomiceInvecchiamento uniforme e mano ammorbidita
Stone bleachedPomice combinata ad agenti sbiancantiEffetto consumato con schiaritura marcata
UsedAbrasione localizzata o trattamento chimico miratoUsura concentrata su ginocchia, cosce e bordi tasca

Ogni trattamento incide sulla resistenza residua del tessuto. Le finiture più aggressive riducono la tenuta allo strappo, quindi su capi destinati a uso intensivo conviene verificare i valori dopo il finissaggio e non sul tessuto grezzo.

arredamento in denim

Gli usi del tessuto jeans oltre l’abbigliamento

Il tessuto jeans al metro serve in primo luogo alla confezione di pantaloni, giacche, tute, gonne e accessori come borse e calzature. La resistenza all’abrasione lo rende però adatto anche ad ambiti molto diversi.

Nell’arredamento e nella biancheria per la casa il denim viene impiegato per rivestimenti di divani, poltrone, pouf e sedie, oltre che per tovagliato e complementi dallo stile informale. In questi impieghi la grammatura richiesta sale rispetto all’abbigliamento e diventa determinante la solidità del colore, per evitare trasferimenti su tessuti chiari.

Nel settore industriale il tessuto trova spazio in alcune tipologie di divise da lavoro, teloni e tendaggi tecnici, dove conta soprattutto la tenuta nel tempo e la facilità di manutenzione.

tessuti denim catalogo Cimmino

I tessuti denim del catalogo Cimmino

I tessuti denim distribuiti da Manifattura Foderami Cimmino sono destinati a sarti, atelier e confezionisti, e vengono selezionati per rispondere alle lavorazioni più ricorrenti nell’abbigliamento.


Jeans Phoenix 8 Oz

Il tessuto Jeans Phoenix 8 Oz è un denim in cotone puro, senza elastan, con struttura rigida e mano asciutta. La grammatura contenuta lo colloca nella fascia leggera, dove la costruzione rigida garantisce tenuta della forma senza appesantire il capo: una combinazione adatta a camiceria, gonne, abiti e capispalla leggeri, oltre che ai pantaloni dalla vestibilità classica.

Jeans Phoenix 8 Oz

Jeans Elastico Harlem 10,5 Oz

Jeans Elastico Harlem 10,5 Oz

Tessuto denim elasticizzato con una quota contenuta di elastan, su grammatura media. È la fascia di peso più utilizzata nei pantaloni di uso quotidiano, perché la struttura resta abbastanza corposa da sostenere la forma del capo mentre l’elastan consente vestibilità aderenti senza limitare il movimento. La percentuale ridotta di fibra elastica del tessuto Jeans Elastico Harlem 10,5 Oz mantiene prevalente il carattere del cotone, con una mano più vicina al denim tradizionale rispetto alle costruzioni a elasticità marcata.


Glossario del denim

TermineSignificato
Armatura saiaStruttura di tessitura che genera la diagonale visibile sul diritto del tessuto
Bull denimDenim a saia molto compatta e grammatura elevata, destinato a impieghi tecnici
CimosaBordo autofinito della pezza, prodotto dai telai a navetta
Corda rottaCostruzione a diagonale interrotta, adottata per contrastare la torsione della gamba
GrammaturaPeso del tessuto per unità di superficie, espresso in grammi per metro quadro
Once (oz)Unità di peso del denim, riferita alla iarda quadrata oppure al metro quadro
OrditoInsieme dei fili longitudinali del tessuto; nel denim è la parte tinta
Recupero elasticoCapacità di un tessuto elasticizzato di tornare alla forma originaria dopo l’estensione
Ring dyeingTintura ad anello che colora solo lo strato esterno del filato
SanforizzazionePreretrazione meccanica che riduce il ritiro al lavaggio
Stone washedFinissaggio con pietra pomice che ammorbidisce e invecchia il tessuto
TermofissaggioTrattamento termico che stabilizza le fibre elastiche
TramaInsieme dei fili trasversali; nel denim classico resta in filato non tinto
Double dyedDenim con entrambi i sistemi di fili tinti, che non sviluppa sfumature chiare
TwillTermine inglese per armatura saia
tessuto denim ingrosso

Tessuto denim all’ingrosso per sartorie e confezioni

Manifattura Foderami Cimmino seleziona e distribuisce tessuti denim per sarti, atelier, confezionisti e rivenditori, insieme alla gamma di foderami e tele necessari alla confezione del capo. Ogni fornitura è accompagnata dalle specifiche tecniche complete, con grammatura espressa in grammi per metro quadro e peso al metro lineare, così da consentire un confronto immediato tra le diverse alternative.

Per verificare disponibilità, cartelle colore e condizioni di fornitura consulta il catalogo tessuti online.


FAQ – Domande frequenti sul tessuto denim

Che differenza c’è tra denim e jeans?

Oggi i due termini indicano lo stesso tessuto. Storicamente il denim aveva ordito blu e trama chiara, mentre il jeans presentava ordito e trama dello stesso colore. Il primo nome deriva dalla città di Nîmes, il secondo dal porto di Genova.

Come si calcola il peso del denim in once?

Dipende dalla convenzione adottata dal fornitore. Con lo standard internazionale in once per iarda quadrata si moltiplica per circa 33,9 per ottenere i grammi per metro quadro, mentre con la convenzione in once-massa per metro quadro si moltiplica per 28,35. Per confrontare fornitori diversi conviene chiedere sempre la grammatura in grammi per metro quadro.

Che grammatura serve per una camicia in denim?

Le fasce sotto i 250 grammi per metro quadro sono le più indicate, perché mantengono morbidezza e caduta senza irrigidire collo e polsini. Sopra i 300 grammi per metro quadro il tessuto diventa difficile da lavorare in camiceria e appesantisce il capo.

Quanto si restringe il tessuto denim al primo lavaggio?

Un denim non sanforizzato può ritirarsi mediamente tra il dieci e il dodici per cento. I tessuti sanforizzati contengono il ritiro entro valori molto più bassi, che vanno comunque verificati sulla singola partita prima di calcolare i consumi di produzione.

Perché il jeans scolora?

La tintura indaco si deposita soltanto sullo strato esterno del filato e lascia il cuore bianco. Nei primi lavaggi il colorante non fissato si stacca, mentre l’abrasione d’uso consuma progressivamente lo strato tinto e genera le sfumature caratteristiche del capo vissuto.

Il denim elasticizzato è adatto a tutti i capi?

No. Consente vestibilità aderenti ma introduce variabili di recupero elastico e di torsione che vanno controllate in campionatura. Per capi strutturati che devono mantenere la forma nel tempo resta preferibile una costruzione rigida.

Quanto tessuto denim serve per un paio di pantaloni?

Con un’altezza di pezza di 150 centimetri servono indicativamente tra 1,4 e 1,7 metri per un pantalone cinque tasche da adulto. Il consumo reale dipende dal modello, dalla taglia e dall’efficienza del piazzamento, e va maggiorato del ritiro se il tessuto non è sanforizzato.

Che ago serve per cucire il denim?

Per le grammature medie si utilizzano aghi da 90/14 a 100/16, mentre sopra i 400 grammi per metro quadro e sugli spessori si arriva a 110/18. La punta va scelta a lama tonda per non tranciare i filati dell’ordito.

Cosa significa denim sanforizzato?

Indica un tessuto sottoposto a preretrazione meccanica in fase di finissaggio, che riduce il ritiro al lavaggio e garantisce taglie stabili nel capo finito. È la scelta più sicura nelle produzioni a volume, dove la variabilità dimensionale genera scarti.

Che differenza c’è tra denim e gabardine?

Entrambi sono tessuti ad armatura saia, ma nel denim l’ordito è tinto e la trama resta naturale, mentre nella gabardine entrambi i sistemi sono tinti. Ne deriva una superficie uniforme e una mano più compatta, adatta a pantaloni formali e divise anziché a capi destinati a invecchiare a vista.